Il Mercato Globale – Considerazioni sui Paesi “BRIC”

Nelle osservazioni e considerazioni che farò nel trattare i “Paesi Bric” (Brasile, Russia, India e Cina) ritengo utile precisare che la globalizzazione così come viene generalmente definita, non è la causa, ma l’effetto che lo sviluppo tumultuoso delle nuove tecnologie prodotte e applicate ha creato nella trasformazione radicale della vita quotidiana, costringendoci ad adeguarci.

Brasile

L’economia brasiliana cresce da un decennio quasi ininterrotto. Nel frattempo il Brasile ha seguito politiche ortodosse nel controllo dell’inflazione e dei conti pubblici.

Nonostante la piaga della povertà e dell’analfabetismo e della criminalità organizzata che governa le centinaia di favelas presenti a Rio De Janeiro, il governo ha scelto come strategia di crescita e modernizzazione del Paese, l’organizzazione di eventi mondiali nei prossimi 5 anni quali: la giornata mondiale della gioventù (2013), i campionati mondiali di calcio (2014) e le Olimpiadi (2016); in sostanza la sfida dell’infrastrutturazione del Paese con reti materiali e immateriali.

Da quanto detto sopra, la Borsa valori di San Paolo ha segnato la migliore performance al mondo negli ultimi 5 anni. Si ritiene che il Brasile sarà il Paese trainante per lo sviluppo e l’integrazione dell’America Latina nel prossimo futuro; cioè potrà diventare realtà l’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur) che inizia come un ambizioso progetto di cooperazione infrastrutturale (trasporti, logistica ed energia) e, in prospettiva, di integrazione politica, a cui partecipano 12 Paesi Sudamericani (i membri del Mercosur, Patto Andino e l’aggiunta di Cile, Guyana e Suriname) e se ciò si avvera la fine della “Dottrina Monroe” diventa realtà.

Russia

Non è possibile parlare della Federazione Russa (F. R.) di oggi, cioè di Vladimir Putin, se non si considera che nel 1991 non solo si è dissolto il Partito Comunista Sovietico, ma è avvenuta la disunione dell’ultimo degli Imperi Europei, che il Partito Comunista Sovietico aveva ereditato da secoli di storia degli Zar.

Altra considerazione è necessario fare che Vladimir Putin è arrivato al potere dopo che la F.R. era andata in default nell’agosto del 1998 e l’82% del patrimonio industriale del Paese era in mano a 21 oligarchi. Putin lega perciò la sua figura all’azione portata avanti con successo che ha permesso al paese di assicurarsi stabilità sul piano interno e prestigio su quello internazionale. I valori ispiratori della sua azione sono quelli della tradizione russa: nazionalismo, patriottismo, compattezza sociale e, soprattutto, priorità al ruolo dello Stato.

Per quanto riguarda lo sviluppo futuro dell’economia della FR bisogna tener conto della strategia scelta in questi ultimi anni dal duo Putin – Medvedev:

1) La realizzazione di eventi internazionali nel territorio russo quali le universiadi a Kazan (2013), le olimpiadi invernali a Soci (2014), i campionati mondiali di calcio (2018), cinque gare di formula Uno per 5 anni consecutivi a partire dal 2015 nella zona di Soci, ecc. In sostanza la sfida dell’infrastrutturazione del Paese con reti materiali ed immateriali;

2) La creazione di una città della scienza Skolkovo, con centri di ricerca aperti al mondo sulle tecnologie innovative nel campo dei farmaci, biotecnologie, alimentare, nucleare, spaziale e nano  tecnologie;

3) La creazione di un’aerea (euroasiatica) economica comune senza dogane (2012), tra F.R., Kazakistan e Bielorussia e appena possibile il Kirghizistan e altri 8 paesi del CSI che sono pronti a prendere in esame la loro partecipazione appena ce ne sono le condizioni. In questo processo, dopo l’unione doganale, si prevede l’adozione di una moneta unica.

4) La rivoluzione in Russia si chiama WTO: un’analisi delle conseguenze dell’adesione della F.R. alla WTO è una condizione necessaria per creare in Russia un’economia innovativa, se il paese lo vuole realmente ed è una netta sconfitta nel caso in cui di tale economia solamente si parlerà. La FR potrà trarre i principali vantaggi dalle riforme interne, se e quando le industrie di trasformazione e quelle del settore agroindustriale sapranno elevare la loro efficienza sotto la pressione delle concorrenza più serrata nel mercato interno dalla maggior importazione dei prodotti esteri.

Comunque vale la pena ricordare la celebre definizione dell’allora premier britannico W. Churchill: “La Russia è un rebus, avvolto in un mistero, all’interno di un enigma”.

India

Il sistema economico indiano sta cambiando forma. L’economia indiana, secondo la Banca Mondiale è al decimo posto nella scala internazione del PIL, ma al secondo posto per il livello più rapido di crescita, dopo la Cina.

Si tratta di circa 3.300 kmq, nei quali l’India si inserisce con il suo elevato peso demografico, le sue capacità economiche, solo in parte sbocciate, le sue competenze tecnologiche e scientifiche nel campo dell’ ICT, dell’industria medicale e nucleare e un apparato militare non trascurabile. Tutte caratteristiche che fanno dell’India la potenza regionale in ascesa dell’Asia.

L’India ha migliorato la propria competitività in maniera considerevole a partire dal 1991: si è assistito ad una rivoluzione nelle telecomunicazioni, sono diminuiti i tassi di interesse, il capitale è abbondante, (benché i manager di banche statali, restii nei confronti del rischio, si rifiutino di concedere prestiti ai piccoli imprenditori), sono stati migliorati autostrade e porti e il mercato delle proprietà immobiliari sta diventando trasparente.

Attualmente la crescita viene guidata dai servizi e dai consumi interni. I consumi possono essere un ostacolo vantaggioso per molti indiani – con la loro disposizione ascetica – ma nei termini espressi dall’economista Stephen Roach di Morgan Stanley: “In India l’approccio alla crescita ai consumi può essere meglio bilanciato rispetto al modello cinese basato sulla mobilizzazione delle risorse”.

L’India si trova ad affrontare in questi anni sfide decisive che verosimilmente ne segneranno il percorso negli anni a venire. Internamente, il Paese è costretto ad affrontare minacce alla sicurezza che generano tensioni e instabilità aggravate dalle precarie condizioni economiche in cui si trovano vaste regioni e che riguardano circa un terzo degli abitanti. Il movimento armato dei Naxcaliti, in particolare, incontra il consenso di strati sempre più ampi della popolazione.

In questo contesto, l’India rischia di vedere compromesse le aspirazioni di affermazione politica ed economica su scala globale, finendo per restare costretta al ruolo di potenza regionale con un ruolo subalterno a quello della Cina.

Cina

Ho iniziato a parlare della Cina sottolineando gli aspetti di politica estera perché è di questi giorni che Cina e Giappone lavorano ad un cordone sanitario anti-Eurodollaro operando nell’interscambio fra loro senza passare dal $ Usa; cioè si scambieranno merci, servizi e finanza (340 milioni di $ Usa) senza avvalersi perciò della valuta Usa. Inoltre il Giappone, investirà parte delle sue riserve valutarie (1.300 miliardi di $ Usa), seconde al mondo solo a quelle cinesi (3.200 miliardi di $ Usa) in titoli di Stato cinesi. La Cina è già il primo compratore straniero di obbligazioni di Stato giapponesi. I giganti d’oriente hanno preferito superare le loro rivalità storiche piuttosto che aumentare gli investimenti nelle obbligazioni dei Paesi europei e Usa; con ciò lo Yuan si è rivalutato rispetto al $ Usa e avanza verso il rango di moneta di riserva. La leadership di Pechino è consapevole che la crisi dell’occidente minaccia gli equilibri della sua economia fortemente orientata all’export, in un momento delicato in cui si moltiplicano le proteste. Infatti contemporaneamente si cerca di favorire i consumi interni. La Cina si era detta disposta ad aumentare i contributi al FMI in cambio di maggiori quote nel fondo stesso; ma non intende aiutare i Paesi Europei comprando titoli di Stato; sembra invece intenzionata a rilevare le aziende europee più profittevoli. La Cina vuole acquisire partecipazioni che garantiscano un ritorno stabile nel lungo termine e consentano di diversificare gli investimenti dalla finanza verso asset reali, offrendo così una protezione contro l’inflazione futura che i cinesi ritengono ormai inevitabile. Può darsi che tutto questo rientri in una strategia di largo respiro messa a punto da Pechino per sostenere finanziariamente l’UE, cercando di sfruttare a proprio vantaggio la crisi debitoria europea.

È ormai da qualche tempo che cominciano ad apparire sulla superficie scintillante della locomotiva economica cinese alcune venature che potrebbero diventare crepe se la situazione dovesse ulteriormente peggiorare, soprattutto nel caso dovesse avverarsi (cosa inimmaginabile fino a qualche mese fa) lo scenario di una Cina in deficit commerciale nel 2012.

Tra le diverse “venature” (e possibili crepe), ve ne sono tre che consentono di cogliere in modo immediato la portata dei problemi: indebitamento dei governi locali, bolla immobiliare ed esposizione bancaria e la situazione debitoria di alcune imprese di stato.

In aggiunta a quelle appena descritte, potrebbero essere citate diverse altre “venature”: inflazione, perdita di competitività del settore manifatturiero, aumento della disparità di reddito, difficoltà nel soddisfare il fabbisogno energetico nazionale ed altro ancora. Negli scorsi trent’anni la Cina ha però affrontato e superato con successo sfide ancora più difficili di queste.

In conclusione le cose in comune dei Paesi detti Bric sono poche, escluso il fatto che hanno l’economia in crescita; perché per il Brasile la sfida è risparmiare ed investire di più; per la Cina favorire i consumi interni anche per gestire le crescenti tensioni sociali; Cina ed India sono ancora affamate di materie prime; mentre Brasile e Russia hanno uno sviluppo economico che dipende dall’export di materie prime ed infine nel loro passato solo la Russia non è mai stato un Paese colonizzato.

Allora Europa ed Usa non si confronteranno a breve con un blocco omogeneo di nuovi potenti ma con una complessa e mutevole coalizione di paesi le cui contraddizioni potrebbero accentuarsi con la maturità economica.