Sognare per crescere

È impressionante il divario fra la rilevanza straordinaria di un problema, come quello della crescita, e la povertà di soluzioni che sono state proposte per affrontarlo.

Sia che si parli di crescita degli individui, dei giovani, sia che si parli di sviluppo dell’ economia e delle nazioni, sembra che il ventaglio di nuove idee e nuovi paradigmi sia molto ristretto, e riguardi quasi esclusivamente paesi molto lontani dal nostro, a oriente e a occidente.

L’Europa invece, e con lei la maggior parte dei suoi paesi membri, sembra che non abbia scelto alcuna direzione.

Non ci sono nuovi principi rifondanti, non ci sono obiettivi comuni, non ci sono sogni condivisi e per questo trainanti per ampie fasce di popolazioni.

Ai giovani nulla viene detto. Nulla li unisce, se non la paura per un futuro di incertezze e difficoltà.

È evidente che così non si può continuare.

È evidente che il problema va affrontato a tutti i livelli e in tutte le sue componenti.

A partire dall’educazione e formazione, che può essere solo meritocratica e innervata da uno slancio etico che è stato purtroppo dimenticato, e senza il quale non esistono coesistenza e slanci collettivi.

Parole come “sacrificio”, “dovere”, “rigore”, “impegno”, “rispetto”,  hanno perso spesso il loro ruolo centrale nella crescita delle nuove generazioni. Che, senza questi valori, non riescono a costruirsi un futuro migliore. Non riescono nemmeno ad immaginarlo, e perdono la speranza, e quindi l’ispirazione e la forza per poterlo costruire giorno dopo giorno.

E allora ai giovani servono nuovi maestri e nuovi progetti, che partano da una visione di sè e del mondo, e di come lo si potrà trasformare tutti insieme.

E così come per i giovani, sono necessari nuovi progetti e nuovi principi di leadership politica e sociale in ogni nazione, e in Europa nel suo insieme, affinché il multiforme mosaico di identità che è in essa racchiuso possa dar luogo a nuovi piani di sviluppo strategico, declinabili in ogni settore dell’economia a partire dai numerosi punti di forza che abbiamo. Ciò significa far spazio a uomini nuovi e a nuovi criteri del servire il bene comune, in una dialettica politica più illuminata e lungimirante di quella a cui abbiamo assistito sinora.

Nella chiara comprensione delle nuove complessità derivanti da un pianeta quasi completamente interconnesso, e delle tecnologie che lo hanno reso possibile e che continueranno a farlo evolvere, con una dinamica in grado di sovvertire ogni precedente equilibrio.

Più che mai, quindi, dividersi e chiudersi nel proprio particolare non sarà una strategia pagante. Bisognerà aprirsi e affrontare a viso aperto le nuove sfide della crescita, coscienti della nostra forza e ricchi dei nostri progetti e, ancor di più, dei sogni che vivranno nel cuore, nello spirito e nella mente dei nostri giovani.