IL PREMIO OSCAR GABRIELLA PESCUCCI ospite al ciclo di incontri Homo Faber, organizzati dalla fondazione Cologni: “La bottega sta svanendo e con essa la nostra magia”.

Martedì 27 marzo presso l’Università cattolica del Sacro Cuore nell’ambito meeting culturali, organizzati dalla Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte volti alla promozione di queste importanti eccellenze italiche, la costumista Gabriella Pescucci, premio Oscar nel 1994 per L’età dell’innocenza di Martin Scorsese, prestigiosa firma nel panorama cinematografico italiano e mondiale. Fulgido esempio di come l’artigianalità e il saper fare bene, da intendersi nel senso più alto ed articolato del termine, rappresenti al meglio il vessillo del Made in italy all’estero.

La carriera di questa grandissima artigiana-artista del proprio mestiere è costellata di successi e soddisfazioni di altissimo livello: inizia con i cineasti italici quali Tosi e Tirelli ma collabora presto con quasi tutti i registi più apprezzati del cinema nostrano, da Fellini a Scola passando da Sergio Leone e Francesco Rosi. Poi arriva Hollywood, nuove sfide, inediti sodalizi, immensi successi; la Pescucci mette il suo genio e la propria esperienza a disposizione di Terry Gilliam e Tim Burton nell’impegnativo remake de “La fabbrica di cioccolato” del 2006 guadagnandosi a pieno il titolo della più celebre rappresentante italica presso una categoria che ha sempre ricoperto una posizione di onore nell’ambito dei mestieri d’arte legati al cinema.

Questa non è una carriera fatta di divismo, fortuna e buoni agganci, tutt’altro, questa è la storia, importante da raccontare per comprendere appieno cosa significhi divenire professionisti di alto lignaggio. Gabriella Pescucci, ancora oggi cuce, lei che ha a disposizione orde di assistenti che pur di lavorarle al fianco le verserebbero anche l’acqua non ascolta quando le dicono che non ha più bisogno di cucire. Lei cuce. Perché Gabriella Pescucci realizza costumi, sceglie le stoffe, ne tocca la consistenza, gira per mercatini e vecchi negozi in cui scovare qualche scampolo introvabile, sceglie i bottoni, crea un planning di tempistiche, costi e risorse necessarie. Organizza il lavoro, si confronta con il regista per il quale si mette a servizio, ragiona su contingenze materiali, tiene le mani nella produzione, probabilmente quando la Bellucci o la Pfeiffeir hanno indossato le sue creazioni aveva degli spilli pronti al fine di apportare le modifiche necessarie all’abito.

La potenza di questi mestieri, mentre ascoltiamo rapiti tutte le mansioni pratiche che la Pescucci adempie ad ogni nuova sfida, risiede nel coniugare creatività, ingegno, senso pratico e manualità. Gusto e metodo, estro e rigoroso approccio al lavoro.

Una contraddizione? Tutt’altro, una modalità lavorativa che implica competenze a tutto tondo ed infine, particolare di grande valore, questi mestieri sono come il vino, invecchiando si accumula esperienza, sapienza ed ogni creazione sarà sempre migliore della precedente in quanto la tecnica, mediante la pratica continuativa, non può che affinarsi rasentando la perfezione.

Affidiamo proprio a questa grande Maestra il compito di restituire appieno il senso di questo incontro fra giovani studenti ed una professionista di livello come Gabriella Pescucci: “ E’ importante salvare questi mestieri. Gli italiani hanno belle mani e abbiamo di natura un vero istinto per il bello.

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