INAZ: economia sociale di mercato e umanesimo d’impresa

Il Cavaliere del Lavoro Linda Gilli, alla guida di Inaz, propone ormai un appuntamento fisso, a settembre, sempre di altissimo profilo: trattasi di un convegno a scadenza annuale entro il quale si approfondisce, mediante la partecipazione di relatori illuminati e illuminanti, ciò che spesso, troppo vagamente, viene definito “fare impresa”. Il Cav. Lav. Gilli ha scandagliato le varie implicazioni, soprattutto etiche e morali, che questa enorme responsabilità comporta; il tema di quest’anno era l’economia di mercato e l’umanesimo d’impresa. Attraverso le parole della nota imprenditrice si coglie appieno l’intento di questi seminari: “Siamo convinti che se saremo capaci di migliorare il modo di fare e di essere impresa, contribuiremo non solo a rendere più solide le nostre imprese, ma anche a migliorare il rapporto impresa-società. Questo rapporto è bidirezionale. Le imprese non sono soggetti passivi. Con il loro modo di agire esse influenzano, anche fortemente, il sistema entro cui agiscono.” Partendo da questa consapevolezza e ragionando su questo assunto si sono susseguiti i contributi di tre relatori di altissima caratura. La professoressa Vera Negri Zemagni ha fornito un’esaustiva sintesi storica dell’economia sociale di mercato, dopo aver scandagliato la Storia asserisce: “La miglior soluzione è tornare a una struttura triadica di mercato. Si tratta di riprendere il concetto originario di economia sociale di mercato: un’economia, cioè, in cui il mercato svolge il suo ruolo produttivo e distributivo, allo Stato viene lasciato il compito di regolatore, ma il welfare viene rimesso nelle mani della società civile, non applicando le leggi del mercato capitalistico come in America, ma attivando imprese sociali e organizzazioni di comunità che rispondano all’interesse comune attraverso la reciprocità, e che siano amministrati in maniera democratica.” Segue l’intervento di un ospite fisso in casa Inaz, ovvero quello del professor Marco Vitale, economista d’impresa e conculcante di alta direzione di grandi imprese e organizzazioni; con lui si ragiona sull’importanza di un’impresa competitiva ma responsabile. Relatore trascinante e appassionato esorta il mondo imprenditoriale ad agire con criterio ispirandosi ai modelli di statisti liberali senza mettere mai in cantina valori come coscienza e consapevolezza: “Dobbiamo riflettere e sviluppare una nuova teoria avendo il coraggio di andare controcorrente, perché la crisi non è servita a far ragionare il 90% degli economisti mondiali. Occorre guardare avanti con la serenità e la fortezza della speranza cristiana degli uomini forti e senza paura, dobbiamo avere coraggio creativo. Non siamo sperduti senza bussole, non abbiamo forse una bussola unica, definitiva, ma un insieme di esperienze, saperi, conoscenze che hanno resistito nei cattivi tempi e ci danno qualche indirizzo. Tante delle idee nuove sono idee antiche, che dobbiamo recuperare e attualizzare, renderle vive per aiutarci ad affrontare i problemi senza paure o tentennamenti.” Conclude il professor Alberto Quadrio Curzio, professore di Economia Politica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e socio dell’Istituto lombardo dell’Accademia dei Lincei; Quadrio Curzio delinea in quale modalità l’economia sociale di mercato possa calarsi nella realtà attuale. “La situazione italiana potrebbe essere ridisegnata sul liberismo sociale, che si articola su due assi. In verticale si articola su un federalismo solidale nel quale continuo a credere; sull’asse orizzontale bisogna puntare sul tessuto non solo dei distretti ma soprattutto delle medie imprese, che rappresentano il vertice della capacità innovativa e dell’efficienza, trattasi del nerbo del nostro Paese. In Italia l’umanesimo di impresa non è stato e non è un’utopia: per questo dobbiamo crederci e promuoverlo.”