La Cavaliera che fece “l’impresa”

Intervista al Cav. Lav. Carla Musazzi Re Depaolini con la sua straordinaria Rede, nel nome dell’amore.

E’ la fine del mese di maggio del 1944 quando sposò Mario Re Depaolini, giovane imprenditore. Inizia così la mia avventura nel campo delle calze, nel quale, collaborando con mio marito, ho accumulato una grande esperienza. E’ la fine di maggio del 1964 quando per un inesorabile male mio marito scompare. Cosa faccio? Abbandono tutto? Vendo? La mia gente a partire dai piani alti non mi abbandona. Fiducia e stima da banche, istituzioni, fornitori mi aiutano a proseguire e tener viva l’attività per dare lavoro alle famiglie. Credo che questo sia il più bel monumento che possa fare a mio marito. Così il Cav. Lav. Carla Musazzi Re Depaolini racconta la propria scelta di non abbandonare in mani estranee la Rede, a tutt’oggi florida azienda, dopo la prematura scomparsa del marito.

Un donna simbolo per tutte le giovani imprenditrici, capace di consolidare il successo della propria attività con passione, dedizione e spirito di rinnovamento. Ergo ha raccolto la preziosa testimonianza del Cav. Lav. Musazzi che ha, gentilmente, concesso ad Ergo questa esclusiva intervista.

La storia della sua azienda, la Rede, si intreccia visceralmente con la Sua unione matrimoniale con Mario Re Depaolini, fondatore dell’azienda prematuramente scomparso. Vuole restituirci un ritratto del lungimirante imprenditore che fu?

Mio marito era una persona di una grandissima volonta’ e costanza. Partiti dal niente con sacrificio facevamo notte a preparare la produzione per il giorno dopo…

Io a controllare gli ordinativi lui a preparare le macchine . La sua visione di CRESCERE era una costante e lo spirito che infondeva era di guida verso tutti. Non c’era cosa nuova che non lo interessasse. Se poi era un azienda o un nuovo macchinario da comprare non dormiva piu’ fin quando non ci riusciva

Nel 1964 Lei si è ritrovata di fronte ad una decisione sofferta ma inevitabile: vendere la Rede oppure assurgere al ruolo di imprenditrice, peraltro poco diffuso in quegli anni in Italia fra le donne. Scelta coraggiosa e vincente, quali obiettivi si è data per operare al meglio?

Riuscirci ! Essere responsabile verso tutti i nostri dipendenti che quel giorno erano 705 e continuare la missione che avevo condiviso con mio marito.

Quali sono i fattori che permettono ad un’azienda come la vostra di mantenersi ai primi posti, nel proprio settore di pertinenza, per quasi un secolo?

Aver seguito il mercato con le sue componenti di moda e le scelte tecnologiche che REDE ha sempre percorso con nuovi macchinari e sperimentazioni di nuovi filati. Gia’ allora siamo stati i primi ad usare la Lycra nelle calze.

Il Made in Italy, all’estero, è ancora sinonimo di eleganza e gusto senza pari oppure i nuovi mercati emergenti, grazie ai costi più contenuti, ci hanno fatto perdere quell’allure che ci ha sempre reso ricercati e apprezzati?

Prodotti del nostro livello possono essere fatti solo da personale altamente qualificato e con un attenzione alla qualita’. In Italia, oggi, non abbiamo piu’ una produzione di massa patrimonio ormai dei paesi emergenti (Cina, India …) ma una produzione attenta ai gusti della moda sviluppata con filati particolari e macchinari d’avanguardia.

I suoi eredi hanno ricevuto un testimone importante ovvero mantenere a livelli altissimi un’azienda abituata al successo qual è la Rede. Qual è il consiglio che Lei rivolge non soltanto a loro bensì a tutti i giovani imprenditori che si affacciano oggi sul mercato?

Spirito di sacrificio, sempre a favore del lavoro e al servizio dell’azienda. L’azienda può dare molto ma chiede tanto amore.

Intervista a cura di Valeria Panzeri