L’eredità di Benedetto XVI

L’impatto della personalità di Ratzinger, della sua cultura ideologica, del suo insegnamento, ha avuto un particolare rilievo nella Chiesa russa. E per il futuro?

Il 28 febbraio 2013, Benedetto XVI lascia il Pontificato. Una storica decisione, una rinuncia il cui precedente va ricercata indietro nel tempo di oltre sette secoli. Quale è stata la dimensione geopolitica del suo Pontificato? Se Giovanni Paolo II è stato un “Papa per il mondo”, Benedetto XVI è stato un “Papa per la Chiesa”. Il teologo Ratzinger si è dedicato infatti molto di più al dialogo ecumenico, piuttosto che al dialogo con le altri fedi e ai rapporti con il mondo asiatico e africano, senza togliere valore alle sue attenzioni verso i protagonisti della Cina, dell’Islam e di Israele, con i quali relazionarsi, per tradizione, è difficile. Con il suo predecessore, le diversità nelle priorità non sono state poche: per Benedetto XVI la prima preoccupazione è stata quella dell’unità della Chiesa e la critica al processo di globalizzazione, definito “tutt’altro che sinonimo di ordine mondiale”, così come aveva detto Giovanni Paolo II, e ritenendolo invece all’origine della concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, collegando questo fenomeno all’instabilità politica, ai conflitti internazionali e alla povertà diffusa. Per questo al suo successore si porrà il compito di riportare la Chiesa di Roma al centro delle grandi emergenze mondiali: non solo spirituali, ma anche e soprattutto politiche.  Due i fronti principali: da una parte, mantenere il focus tradizionale sul continente europeo, con la necessità di riportare alla fede quei credenti che negli ultimi anni hanno ceduto alle sirene del relativismo e del materialismo; dall’altra parte, la necessità di trovare il modo di parlare ai popoli dei Paesi emergenti, cercando di ridare alla Chiesa stessa quell’aura di universalità che negli ultimi anni è stata offuscata dal carattere prettamente occidentale della cattolicità. È in questo quadro che il rapporto di Benedetto XVI con le Chiese ortodosse ha segnato delle differenze con il predecessore. Papa Wojtyla era animato da una passione evidente nei confronti del mondo ortodosso, carica di valenze molteplici, intrise anche di motivi biografici, connessi alla storia e alla cultura della Polonia.

La costante attenzione alla tradizione dell’Oriente cristiano nell’insegnamento di Benedetto XVI ha suscitato favore nel mondo delle Chiese ortodosse; anche se queste, all’inizio del Pontificato, hanno abolito il titolo di Patriarca d’Occidente tra quelli attribuiti al Papa di Roma. D’altro canto, Benedetto XVI, con il suo insegnamento e attingendo al patrimonio della tradizione cristiana, si è posto in sintonia con quelle che sono le posizioni elaborate all’interno del mondo ortodosso. Per esempio la visita a Istanbul e il rapporto con il patriarca ecumenico Bartolomeo, presente con un suo discorso al Sinodo dei Vescovi in Vaticano nell’ottobre 2008, hanno rappresentato una relazione consolidata tra Roma e la prima sede di onore dell’ortodossia bizantina; la visita a Cipro nel 2010, la prima di un Papa sull’isola a maggioranza ortodossa; la storica visita a Sarajevo del nuovo Patriarca serbo, Irinej, con la sua partecipazione alla celebrazione nella cattedrale cattolica, alla presenza di numerosi cardinali. L’impatto della personalità di Ratzinger, della sua cultura ideologica, del suo insegnamento, ha avuto un particolare rilievo nella Chiesa russa e infatti sono diventati regolari le visite di alti dignitari del Patriarcato di Mosca a Roma e gli incontri con lo stesso Papa. D’altra parte una meno marcata impronta polacca sulla presenza cattolica latina nei Paesi ex-sovietici, ha contribuito a smorzare motivi di attrito che si erano particolarmente acuiti all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica. Tale situazione ha permesso lo storico evento della visita del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, in Polonia l’anno scorso e la firma di un documento congiunto con la Chiesa Cattolica polacca. La personalità di Kirill e il Pontificato di Ratzinger hanno contribuito a spostare l’asse del rapporto tra Roma e l’ortodossia sui temi della collocazione del Cristianesimo nel mondo contemporaneo, in particolare accettando la sfida di rivivificare il rapporto tra Cristianesimo ed Europa, in una prospettiva che Mosca concepisce come euro-russa. Un cambiamento rilevante anche da un punto di vista geopolitico.  L’avvicinamento dell’ortodossia cristiana all’UE contribuisce anche a evitare che l’Unione Europea venga identificata come l’unione di due aree economiche: il Nord “virtuoso” e di religione protestante, ed il Sud “scialacquatore” e di religione cattolica.