Maria Latella

“Quando le luci si spengono sullo studio e io ringrazio l’intervistato, non dico quasi mai: “E’andata bene” o: “Peccato”. In tv, a differenza delle interviste scritte, preferisco aspettare di rivedere la puntata per giudicarne l’effetto. Certo, ci sono volte in cui si capisce subito che la magia del ritmo ha funzionato. Quella volta in cui, con Lucio Dalla, scherzammo sul suo funerale, per esempio. “Lo sa che vorranno venirci tutti i politici?” preannunciai. E lui:”Una buona ragione per non morire”.

Il programma che conduco da anni su Skytg24 si chiama, banalmente, L’Intervista.

Perche’ l’intervista e’ il cuore del giornalismo, scritto o televisivo che sia. Ed e’solo parzialmente vero che un’intervista e’ “un articolo rubato” perche’ i contenuti li mette l’intervistatore.

E’vero, si’, ma fino a un certo punto. Perche’, certo, le rivelazioni, la “notizia” ce la mette l’intervistato che puo’ essere piu’o meno brillante e dare dunque il tono, il timbro. Ma e’anche vero che sono le domande giuste a provocare le giuste risposte.

Comunque, e per tornare alla mia esperienza di intervistatrice cosi’come mi e’stato chiesto di fare per questo articolo, confesso di essere intervistatrice per natura e non solo per professione. Alasdhair, il mio compagno, usa mettere in guardia i suoi (e i miei) amici quando, magari al ristorante, attacco con le mie domande: “Attento, ti sta intervistando. E’fatta così”.

Ed e’vero, sono fatta così. Sono sinceramente interessata alle storie degli altri. E le domande mi servono per capire chi mi trovo davanti

Gli intervistatori non sono tutti uguali. E nemmeno le interviste, si capisce. Ci sono tecniche diverse, c’e’ chi si prepara leggendo tutto sul soggetto da scoprire e chi preferisce scoprirlo a caldo, al momento. Io alle tecniche credo fino a un certo punto, percio’ nella mia vita di intervistatrice ho sempre cambiato metodo a seconda di quello, o quella, che mi siede di fronte. Certo, conoscere molto di lui o di lei consente di indirizzare le domande, di ritagliarle su misura, di non restare nel generico limbo degli interrogativi passe-partout. Ma do per scontato che un giornalista legga, sia al corrente, conosca le facce e le storie di chi potrebbe un giorno intervistare.

Non avrei potuto fare alcune interviste che ricordo con particolare intensita’, se non avessi conosciuto, e riconosciuto, il soggetto.

Qualche storia. Era sera tardi, quasi notte, e stavo scegliendo delle riviste nel Drugstore che all’epoca, i primi anni 90, rimaneva aperto fino a tardi sul Boulevard Saint Germain, a Parigi. Accanto a me, un uomo alto e ben vestito scorreva i giornali, cercando quelli italiani. Guardandolo attentamente, mi accorsi che era una faccia conosciuta, anzi che era quella di un noto imprenditore in quel momento latitante.

Infuriava Mani Pulite e non erano pochi quelli che, in vista di un mandato di cattura, riuscivano a evitare il carcere andando all’estero un attimo prima di essere colpiti dall’inchiesta. Cominciai l’intervista li’, davanti al chiosco dei giornali. Parlammo quasi un’ora, lui con la franchezza di uno che aveva voglia di togliersi un paio di sassolini dalle scarpe. Io senza prendere appunti. Nel salutarmi mi diede una notizia:”Scriva pure, tanto domani mattina io me la squaglio, avro’gia’lasciato l’Europa”. Con mano tremante, emozionata come succede ai giornalisti di tutte le eta’ quando capiscono di avere in mano uno scoop, cercai nella borsa il taccuino e la penna, e cominciai a buttar giu’gli appunti della conversazione. Era mezzanotte, troppo tardi per una ribattuta. L’articolo lo scrissi il giorno dopo, negli anni 90 non c’era Twitter. Fini’ sulla prima pagina del Corriere della Sera, ma la vera soddisfazione fu quella di aver “beccato” l’intervistato poche ore prima che sparisse. E di sapere chi era, e perche’in Italia lo stavano cercando.

Le interviste tv regalano invece altre emozioni. Andando in diretta, su Sky, oramai da quasi dieci anni, mi e’capitato ovviamente di fronteggiare l’imprevisto: il sequestro di Giuliana Sgrena mentre conducevo una puntata su tutt’altro argomento, o la telefonata in diretta del defunto presidente emerito Francesco Cossiga, determinato a cannoneggiare contro l’allora presidente dell’Anm. E’successo qualche volta che qualcuno minacciasse di lasciare lo studio, come accadde per esempio con Giulio Tremonti che si alzo’ e se ne ando’, ma anche che, a intervista quasi finita, l’intervistato proponesse di continuare, come capito’con il regista Nanni Moretti.

La chimica non si crea con tutti, ovviamente, ma quando succede lo spettatore se ne accorge. Tempo fa, avevo appena concluso l’intervista col ministro della Giustizia Paola Severino, una spettatrice twitto’:”Si vede che tra voi c’era una corrente di simpatia”.

La simpatia tra intervistato e intervistatrice non e’proibita. L’importante è non dimenticare, per questo, certe domande. Tutte le domande”.

“La redazione di Ergo” ringrazia la giornalista e conduttrice televisiva Maria Latella, Direttrice del settimanale <<A>>, per il suo generoso contributo