“Europa Euro Italia”

Si è tenuta a Milano, lunedì 17 giugno 2013, l’annuale Assemblea Pubblica organizzata dal Gruppo Lombardo dei Cavalieri del Lavoro. Come di consueto questo appuntamento è vissuto come una preziosa occasione di confronto circa i temi economici maggiormente attuali; coronato da prestigiosi ospiti ed interventi, il Convegno quest’anno verteva su “Europa Euro Italia”. Lo scopo di quest’incontro non si limitava a dissertazioni assai pertinenti circa l’attuale situazione italiana ed europea ma si proponeva di offrire tangibili soluzioni e differenti proposte finalizzate a salvare l’economia del nostro Paese.

Questo approccio costruttivo e utile è stato immediatamente esplicitato dal Presidente della Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro, Cav. Lav. Benito Benedini e dal Presidente del Gruppo Lombardo, Cav. Lav. Rosario Alessandrello.

Il Presidente Benedini chiede a gran voce che la politica impari a tutelare “il fare impresa” in Italia mediante riforme profonde e radicali senza le quali gli imprenditori restano con le mani legati e l’economia ristagna: “Il nostro Governo deve impegnarsi a tutto campo per ridare all’Italia prospettive di crescita e di occupazione. I problemi da affrontare sono gli stessi da troppo tempo, sono strutturali: al di là delle intenzioni e delle dichiarazioni, è sul piano delle misure concrete che la nostra classe politica deve misurarsi, mettendo mano a quelle riforme che il Paese, i suoi cittadini e le sue imprese attendono da decenni, ma che non si è mai trovato, finora, il coraggio di realizzare. Non servono interventi di breve respiro, ma una visione chiara e di lungo periodo che permetta alle imprese, motore essenziale  della nostra economia, di esprimere al meglio un potenziale soffocato troppe volte da un contesto che non si è mai curato, negli ultimi 30 anni, di creare le condizioni per aiutare lo sviluppo e la crescita.”

Dal canto proprio il Presidente Alessandrello rilancia con medesimo vigore spronando, inoltre, i singoli a spezzare la catena di un persistente vittimismo: l’intento del Presidente del Gruppo Lombardo risiede nell’incentivare gli astanti ad agire senza piagnistei e si concentra, come la storia stessa della sua presidenza conferma, sulla ricerca di soluzioni concrete mediante attente analisi: “Sei anni fa mi sono preso una grande responsabilità e un impegno verso tutti i Cavalieri del Lavoro della Lombardia ed anche, ritengo, verso le Istituzioni. Ho ritenuto di svolgere questo incarico dedicando soprattutto grande attenzione ai problemi economici e sociali che in questi anni hanno contraddistinto la realtà della nostra Regione e del nostro Paese affrontando quelle problematiche che hanno condizionato la nostra economia e con essa le nostre imprese e la nostra società civile. Per focalizzare questi aspetti, determinandoli e condizionandoli, il Gruppo Lombardo dei Cavalieri del Lavoro ha portato alla pubblica attenzione ogni anno il dibattito e gli approfondimenti emersi come in questa circostanza nelle precedenti assemblee pubbliche annuali legate una all’altra da un filo logico che ha toccato gli aspetti dell’immigrazione, dell’integrazione e della sicurezza come fattori di sviluppo dell’economia italiana.” Il Gruppo Lombardo, anche sotto la Presidenza di Rosario Alessandrello, ha sentito l’urgenza e l’impegno di contribuire efficacemente nel fornire soluzioni tangibili e suggerimenti preziosi dettati dall’esperienza dei migliori imprenditori del Paese quali sono i Cav. Lav. Lombardi: “E’ un pensiero forte che ci accomuna e che nelle nostre storie, spesso comuni, ma anche diverse, non ci ha visto mai indietreggiare di fronte alle difficoltà. Il senso di responsabilità è uno dei nostri fondamentali. A tutti noi piacerebbe che oggi la responsabilità fosse anche la bussola di chi deve prendere decisioni non più rinviabili sia in Italia che in Europa. Non si può più rinviare quello che è necessario fare: il tempo è scaduto da un pezzo! Io credo nei sogni perché un sogno è un sogno che diventa realtà se condiviso. ”

Il Presidente della Lombardia Roberto Maroni

A centrare immediatamente, sulla scia di questi appelli presidenziali, il tema della responsabilità e volontà di azione
è Roberto Maroni, Governatore della Regione Lombardia, che ha raccolto l’invito del Gruppo Lombardo ed ha presenziato, mostrando grande interesse e partecipazione per tutta la durata del Convegno con questo messaggio: “Il mio compito è quello di mettere in atto le misure che servono per creare lavoro, termine  assolutamente appropriato data l’occasione. Io non ho, in quanto governatore, tutte le competenze specifiche, la materia è di competenza principalmente del Parlamento e del Governo, ma detengo un compito: fare in modo che nella mia Regione si attuino tutte le politiche regionali, nazionali, europee e locali volte a contrastare quella che rischia di divenire un’emergenza sociale imminente: la perdita di posti di lavoro.

La Lombardia è sempre stata una regione virtuosa da questo punto di vista, una regione dove l’etica del lavoro viene al primo posto rispetto a qualunque altra cosa. Oggi siamo in una situazione in cui le difficoltà che incontrano le imprese, le difficoltà che incontrano i lavoratori nonché le difficoltà che incontrano i giovani rischiano di trasformare un dato fisiologico (la disoccupazione) in un dato patologico.” Ed ecco, in questo caso, l’impegno pubblico che arriva dalla politica, invitata dal Gruppo Lombardo a dare risposte concrete ed agire, quanto prima, per il bene del Paese: “Ho posto il lavoro come primo punto dell’agenda, è la priorità numero uno e abbiamo deciso una serie di interventi a sostegno delle imprese perché è lì che si crea lavoro, non mediante un decreto, modificando qualche comma e qualche articolo di qualche legge, si crea consentendo alle imprese di competere sui mercati internazionali e di assumere perché c’è lavoro. Considero l’Europa il futuro, l’Europa è la nostra dimensione; l’Europa deve evolvere verso un sistema federale, un sistema democratico che dia rappresentanza ai territori, quindi, come rappresentante di una Regione che è uno dei quattro motori d’Europa, porterò questa richiesta al Presidente della Commissione Europea.”

Il Professore Emerito dell’Università degli Studi di Milano, Antonio Padoa Schioppa, già Presidente dell’Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere, che ha affrontato nella propria relazione il tema “Europa al bivio, quali riforme istituzionali?”, ha posto in evidenza i vuoti istituzionali che determinano l’incapacità in taluni casi dell’Unione Europea nell’affrontare determinate problematiche poiché: “ci stiamo rendendo conto e se ne rendono conto anche i governi, che con gli strumenti attuali non abbiamo un volume di fuoco e una capacità operativa sufficiente in un momento così grave dell’economia, che ha i rischi di esplosione sociale che il governatore della Lombardia ha evocato poco fa e che tutti abbiamo come uno spettro perché poi queste situazioni possono sfuggire di mano. Quando comincia a giocare l’elemento irrazionale non si sa dove ci si ferma e non dimentichiamo che molte crisi delle democrazie del XX Secolo si sono innestate su una crisi economica e finanziaria. Stiamo molto attenti e se il rimedio è questo salto in avanti dobbiamo quantomeno sapere cosa questo comporta e sapere che non sarà raggiunto domani ma mettere l’obiettivo è importante perché ci dà la direzione di marcia.

Non dobbiamo mai dimenticare – conclude il Prof. Padoa Schioppa – che l’Unione Europea è la più grande cosa che l’Europa abbia fatto nel XX Secolo. Ci ha dato la pace e ci ha dato il benessere. Non avremmo né l’una né l’altra; è nata sul terreno politico, si è sviluppata sul terreno economico; è il momento di riprendere in esame l’orizzonte politico.”

L’intervento del professore di Economia Politica dell’Università Cattolica di Milano, nonché Presidente della Classe di Sc.m.s.f. dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Alberto Quadro Curzio illumina circa la reale situazione dell’economia globale spiegando, sulla base di fatti, cifre e analisi approfondite quale sia la situazione dell’Euro rispetto al Dollaro: “Quando una moneta è davvero una moneta forte vanta una politica monetaria che non si limita all’inflazione dei tassi d’interesse ma che persegue delle finalità più ampie cosa che gli Stati Uniti fanno continuamente: la moneta dollaro è una moneta come tutte le altre con in più delle valenze politiche e strategiche che solo, ovviamente, gli Stati Uniti sanno usare. Non solo perché il dollaro è la valuta di tutto o di gran parte del commercio mondiale e la maggior parte delle emissioni sui mercati finanziari e delle transazioni, ma anche perché il dollaro misura i prezzi di tutte le materie prime salvo forse il Merino australiano. Questo è un nodo cruciale: gli States possono svalutare ma tanto importano pagando in dollari e questo, per loro, è un punto di forza enorme. 

Ovviamente l’Euro manca di molte di queste caratteristiche pur essendo una moneta di tutto rispetto, ma finché non si sarà data una parte di debito federale e non avrà conferito alla Banca Centrale Europea maggiori gradi di libertà rimarrà sempre una moneta parziale. Una delle mie proposte è la seguente: noi siamo in recessione peggio degli altri Paesi, persino peggio della Spagna negli ultimi sei anni; si consenta all’Italia di scorporare dal deficit e dal debito rateando su anni quella parte che ha versato all’Europa in più nel corso degli anni passati, quindi noi potremmo chiedere uno scorporo di 22 miliardi. Secondo me l’idea è anche giuridicamente sostenibile perché se andiamo a leggerci bene i trattati europei ci sono degli spazi a favore di tale manovra. Secondo me l’Italia deve inventarsi, con un po’ di fantasia, varie metodologie d’intervento allo scopo di ritagliarsi spazi utili per investimenti dedotti dal deficit e non prendere tutto ciò passivamente.”

Altra preziosa disamina è quella fornita dal Professor Marco Fortis – Vice Presidente Fondazione Edison, Docente di Economia Industriale e Commercio Estero presso la Facoltà di Scienze politiche e Sociali dell’Università Cattolica di Milano – il quale spiega quanto sia stata fallimentare e deleteria la politica del rigore applicata, secondo il volere europeo, anche all’Italia: “Se osserviamo cosa è successo prima e dopo l’applicazione della cura greca all’Italia da parte dell’Europa notiamo quanto la situazione sia completamente diversa da ciò che si possa pensare: il nostro debito pubblico tra il 2008 e il 2011 – quando avevamo un Ministro dell’Economia che era ancora di fatto Ministro dell’Economia italiano e non sotto tutela – è cresciuto precisamente come quello della Germania ed è restato inferiore a quello di tutti gli altri paesi che avevano affastellato un sacco di debiti privati che sono stati mutati in debiti pubblici. A fine 2011 quando eravamo in piena crisi di credibilità la situazione oggettiva era questa. Con il “ministro supplente europeo” che ci è venuto a dire cosa dovevamo fare, noi abbiamo peggiorato drammaticamente la nostra situazione perché distruggendo l’economia, facendo crollare il PIL, tutto lo sforzo che abbiamo fatto per arrestare il debito ha invece creato un’emorragia.” E’ giunto il momento, stando a quanto spiegato dal Professor Fortis, di pretendere un trattamento adeguato alla reale situazione italiana, troppo spesso ingiustamente vessata dall’Europa che applica parametri di valutazione obsoleti e limitati: “Bisognerebbe che il Governo italiano contestasse la Commissione Europea quando scrive fesserie nei suoi documenti ufficiali, perché queste fesserie poi vengono citate dalle agenzie di rating negativamente. Se vogliamo vendere i nostri BTP la prima cosa che dobbiamo fare è migliorare la nostra immagine sui mercati internazionali; non possiamo accettare supinamente dei giudizi sbagliati. Pensiamo ai giovani italiani, che hanno appreso la teoria del declino italiano in questi ultimi venti anni a causa di un disastroso insegnamento, anche nelle Università e sui giornali, circa il nostro Paese. Secondo un indice elaborato dall’Organizzazione Mondiale del Commercio l’Italia è il secondo Paese più competitivo al mondo in quattordici settori del commercio mondiale. 

Questa è l’Italia delle imprese, non del sistema Paese che ha l’energia cara e la burocrazia che opprime, le imprese hanno fatto questi miracoli e bisogna saperlo e spiegarlo, bisogna avere il coraggio di dire: abbiamo mancato nelle riforme ma abbiamo delle imprese forti, se facessimo anche le riforme adeguate pensate cosa potrebbero fare le nostre imprese nei mercati internazionali.”

Hanno, successivamente, fornito il proprio contributo e punto di vista tre Cavalieri del Lavoro Soci del Gruppo Lombardo che hanno saputo offrire ulteriori spunti, preziose analisi nonché interessanti proposte.

Il Cav. Lav. Mario Boselli ha rimarcato il proprio punto di vista in merito ad una questione che ritiene uno dei nodi principe da sciogliere allo scopo di migliorare la nostra condizione, trattasi del cambio Euro-Dollaro: “La verità è che noi abbiamo da più di dieci anni un paese che non cresce e i problemi ci sono da prima della crisi del 2009. Per me il problema è uno solo: quello della competitività. Anche qui è stato evocato correttamente da Fortis: la competitività non è solo un problema di manodopera, di energia e di infrastrutture, noi siamo poco competitivi in modo generalizzato e allora quale può essere la soluzione? Il Professor Quadrio Curzio mi ha citato perché conosce il mio pallino da tempo: io signori sono convinto che una cosa abbiamo da fare, sistemare in modo adeguato il cambio Euro-Dollaro. Caro Presidente Maroni non so se noi abbiamo interesse ad uscire dall’Euro ma sono certamente convinto che il cambio attuale (stamattina eravamo a 1,33) sia iniquo ingiustificato e iperpenalizzante, il super Euro ci fa male. 

Noi dobbiamo tornare al minimo 1 a 1 ma ricordiamoci quando siamo entrati nell’Euro, siamo entrati sotto la parità. Sono veramente convinto che senza una decisione di tipo trasversale che riguardi il cambio, non andremo da nessuna parte perché i provvedimenti presi in questi giorni certamente hanno una certa positività ma non sono risolutivi.”

Il Cav. Lav. Umberto Paolucci riprende la linea di pensiero espressa dal Presidente Alessandrello, ovvero quello di rilanciare e non lasciarci schiacciare dall’andamento avverso, osservando: “anche noi in moltissimi casi non abbiamo voluto bene a noi stessi, non abbiamo voluto bene al nostro Paese. Siamo stati pronti ad accettare una dialettica sociale che parla di altro; siamo stati pronti a far passare messaggi più di diritti che di doveri soprattutto verso i giovani; siamo stati pronti ad accettare che si potesse andare avanti senza rigore, senza spirito di sacrificio e senza disciplina.

“Non dobbiamo parlare dell’universo mondo come se fosse sempre colpa di qualcun altro o responsabilità di qualcun altro, mi è piaciuto moltissimo Roberto Maroni prima quando diceva “è compito mio come governatore fare queste cose”. Se ci riesce bene per tutti noi non solo per lui e se non ci riesce ci ha messo la faccia. Così si deve fare e quindi la domanda deve essere che cosa possiamo fare noi come Cavalieri del Lavoro nelle realtà sulle quali abbiamo un impatto? Io credo che i Cavalieri del Lavoro, come hanno fatto in questi anni sotto la guida di Benito Benedini e di Rosario Alessandrello, debbano metterci la faccia e giocarsi la partita perché se aspettiamo di vedere un film che altri recitano non sarà un bel film.

I Cavalieri del Lavoro devono indicare, nei rispettivi ruoli di competenza, la strada per riprendere un cammino di crescita”.

Il Cav. Lav. Luigi Roth conclude manifestando ai presenti la forte consapevolezza della responsabilità individuale e collettiva del Gruppo Lombardo, rammentando che un grande cambiamento può e deve partire dalla volontà concatenata di migliorarsi, agire e concorrere per il progresso nazionale. Una delle vie più importanti è quella di fornire ai giovani un’adeguata cultura che permetta loro di essere competitivi e qualitativamente preparati: “Questa associazione di Cavalieri credo che stia facendo rete –parafrasando una frase di Kennedy “Cosa vuoi che il Paese faccia per te? In realtà cosa tu uomo dell’America, fai per il tuo Paese”- io credo che questa consapevolezza dei Cavalieri del Lavoro nell’essere rete e nel fare rete in parecchie cose sia qualche cosa che noi potremo portare avanti. Noi abbiamo elencato una serie di cose che debbono fare il Governo, le Istituzioni e che deve fare l’Europa, ma ritengo che in questa sede sia bene che anche a noi stessi chiediamo che cosa possiamo fare e che cosa dobbiamo fare. D’altra parte nei confronti della formazione, che io ritengo essere la prima cosa da cui partire, ovvero i giovani e la cultura, noi abbiamo una ragion d’essere e una capacità di dare delle interpretazioni incarnate dalle cose piccole quantitativamente parlando – come per esempio il nostro collegio – ma che possono scendere a cascata come messaggio di pesci pilota e di spinta per costruire. Su questa strada noi dobbiamo andare impegnandoci in prima linea su cosa noi possiamo fare. Credo che, d’altra parte, se una persona sia più colta e più intelligente (formazione e cultura giovane) certamente produca di più anche in termini di valore aggiunto, non solamente economico;sono, infatti, due cose che si moltiplicano tra di loro.”