La scelta di dedicare la guglia a San Benedetto

Ecco perché il Gruppo Lombardo ha scelto di dedicare la guglia a San Benedetto

Le storie e le leggende legate al Duomo di Milano sono numerose, ricche e suggestive come le guglie che svettano verso il cielo, o come le statue che lo decorano.

Le statue: quante sono? Si dice ammontino a 3.159; ma se ci si mette a contare anche tutti gli apparati iconografici non completamente antropomorfi le quantità aumentano vertiginosamente, in una gotica fuga a cavallo tra la realtà e l’immaginazione, tra la devozione e le suggestioni pagane, tra le verità di fede e quelle della fantasia. Dalla statua scorticata di San Bartolomeo alle misteriose figure che si affollano al suo esterno, il Duomo rappresenta un’autentica foresta di simboli e storie che ogni giorno innalzano verso il cielo dita silenziose, sguardi arcani, preghiere imperscrutabili. Come quelle che devono aver recitato i maestri d’arte che lo hanno costruito, pietra su pietra: e se è vero che la prima fu posata nel 1386, è vero altresì che i blocchi di marmo – portati fino al laghetto che stava a fianco della cattedrale su apposite chiatte, contrassegnate dalla sigla AUF, ovvero Ad Usum Fabricae – hanno continuato a essere scolpiti e innalzati per secoli, racchiudendo come un tesoro una superficie che fa del Duomo di Milano la seconda chiesa più alta del mondo (dopo la cattedrale francese di Beauvais) e la terza per grandezza, dopo San Pietro a Roma e dopo la Cattedrale di Siviglia. Basta aprire un sito internet, o scorrere una guida, per rendersi conto di quali e quanti tesori il Duomo custodisca: la cosiddetta “Nivola” (primordiale ascensore utilizzato per ascendere alla volta dell’abside), la meridiana, le vetrate policrome ricche di riferimenti spesso arcani, i maestosi pilastri. Ma sono sicuramente le guglie l’elemento più caratteristico della nostra cattedrale: non solo quella della Madonnina, vero e benevolente simbolo della città, ma tutte e 135 le guglie sono spettacolari capolavori di arte e di artigianato. E se quella cosiddetta “del Carelli” è la più antica, quella dedicata a San Benedetto è forse la più vicina al modo di vivere e di pensare dei Cavalieri del Lavoro: non per nulla, infatti, il Santo Patrono d’Europa è anche il protettore dei Cavalieri del Lavoro. Nella sua regola, in quell’ora et labora che ha permesso lo sviluppo delle arti, delle lettere, della filosofia, della religione e della civiltà, c’è il profondo significato di chi – come i Cavalieri – dedica la propria  vita al lavoro onesto e alla promozione di una vera cultura dell’impegno. Per questa ragione, il Gruppo Lombardo dei Cavalieri del Lavoro ha deciso di sostenere il progetto “Adotta una guglia”, finanziandone il restauro; sperando che la dedizione al Santo possa portare nuova linfa e nuova bellezza alla nostra città e alla nostra vita.