Mercati Finanziari

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La fragilità dei mercati emergenti, in cui le banche europee ed americane hanno riversato centinaia di milioni di $USA elargito dalle banche centrali, si sta manifestando facendo crollare non solo le valute di quelle nazioni, ma anche turbolenze valutarie nei mercati finanziari della regione transatlantica. Solo nell’anno 2013 sono usciti dal “carry trade” dei mercati emergenti ben 59 miliardi di $USA, sulla base della percezione di un imminente cambiamento della politica monetaria della Fed e di altre banche centrali.
Gli analisti, forse per comodità, attribuiscono cause distinte alle singole crisi: le turbolenze politiche di Erdogan per il crollo della lira turca, l’attacco speculativo all’Argentina per il “peso” o l’atteso raffreddamento della crescita dell’economia cinese, nonché per la dinamica svalutativa del cambio del Rublo russo sul Dollaro USA ed Euro. Il costante calo del corso effettivo del rublo nell’ultimo anno ha già provocato e provoca ancora le diverse e sempre più numerose conseguenze negative sia per l’economia nazionale che per i singoli settori: la diminuzione delle esportazioni, un calo degli investimenti stranieri accompagnato da una “fuga”sempre notevole di capitali esportati. L’indebolimento del Rublo, delle valute del Kazakistan e della Bielorussia, nonché il numero sempre alto delle importazioni fittizie e un ulteriore aumento delle esportazioni di capitali, hanno portato a una situazione più complessa e tesa nell’ambito dell’unione doganale.
In sostanza questa fragilità finanziaria dei mercati emergenti deriva anche dal comportamento delle banche centrali, negli ultimi cinque anni, cioè dall’inizio della crisi, con la loro politica iper-inflazionistica; con il risultato che oggi il sistema è più indebitato di prima. D’altra parte si evidenzia una probabile correzione sui mercati azionari. Il catalizzatore principale della correzione in corso riguarda i paesi emergenti, in particolare quelli più fragili, che presentano un disavanzo delle partite correnti (Turchia, Brasile, India, Indonesia e Sudafrica); invece sono in surplus Corea del Sud, Cina, Filippine, Taiwan e Malaysia.

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Gli indicatori di rischio e di correlazione non evidenziano oggi il passaggio ad un periodo di crisi sistemica (come quelli vissuti nel 2008 e 2011) e, quindi, ad un’inversione del trend di lungo periodo che resta rialzista, seppur con maggior volatilità associata.
Secondo una ricerca pubblicata dalla Suddentsche Zeitung, le banche Europee hanno titoli “tossici” da aver necessità di aumentare il capitale di almeno 770 miliardi di euro. Le banche nel cuore dell’Eurozona sono le più bisognose: 485 miliardi di euro per le banche di Francia e Germania, di cui 285 per la sola Francia. Detto studio anticipa quello che dovrebbe essere il risultato della Assets Quality Review attualmente condotto dalla BCE e atteso fra pochi mesi. La BCE ha promesso di fotografare la situazione reale delle banche, e i suoi dati sono attesi con suspance. In questo contesto vanno collocate le insolite dichiarazioni dell’ex capo della Bundesbank, Alex Weber, attuale presidente del Cda, della UBS, che, parlando a Davos, ha preannunciato la crisi di una grande banca e il riemergere della crisi dei debiti sovrani. Mario Draghi, anch’egli a Davos, ha tradito il nervosismo dei banchieri centrali chiedendo, che il Fondo di Risoluzione Unico (SRF) giunga a regime prima del 2023, la scadenza stabilita dai governi europei.
La Banca Centrale Inglese (BOE) ha innalzato la previsione sulla crescita del PIL UK nel 2014: +3,4% rispetto alla previsione del 2,8% fatta a novembre scorso. In un’interessante nota pubblicata qualche giorno fa, Bank of America indica i suoi punti chiave per la crescita dell’economia Americana nel 2014: tassi di interesse in salita, obbligazioni in discesa, azionario positivo, dollaro più forte e materie prime in ribasso. La nuova presidente della FED, Janet Yellen, ha fatto un suo primo discorso ragionevole; nessun sussulto, una nuova certezza, che il tasso di “Tapering” è avviato senza integralismi; se il tasso di crescita dell’economia USA è come sta avvenendo (GDP 2,5/3%, occupati ad un tasso mensile di crescita di 150/200 mila unità), ad ogni meeting si toglieranno 10 Mld di $ USA dalla circolazione.
Ho trattato questo tema “allargato” alle maggiori economie del G20 perché anche la Russia fa ormai parte dell’economia mondiale, nel bene e nel male.
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