16 matricole per il Collegio"Lamaro Pozzani"

Le prove di selezione per il Collegio della Federazione si sono svolte, come ogni anno, fra la fine di agosto e i primi di settembre e hanno visto la partecipazione di oltre 100 studenti provenienti da 19 regioni italiane, tutti con un curriculum scolastico eccellente (il requisito per la partecipazione era una media di almeno 8/10 nei primi quattro anni o il massimo dei voti nell’esame di Stato). Molti di questi studenti avevano partecipato agli incontri promossi nei mesi scorsi dai Gruppi regionali dei Cavalieri del Lavoro in diverse città italiane, a seguito della loro segnalazione per il “Premio Alfieri del Lavoro-Medaglia del Presidente della Repubblica”. Al termine delle due fasi della selezione la Commissione per le attività di formazione della Federazione ha ammesso le matricole che inizieranno con il 2013-2014 il loro cammino accademico, vivendo con gli altri giovani del “Lamaro Pozzani” un’esperienza che continua a caratterizzarsi per la fecondità di tre intuizioni fondamentali.

            La prima riguarda il modo di intendere il ruolo della conoscenza nelle società complesse e avanzate del ventunesimo secolo. La traccia della seconda prova scritta chiedeva di commentare una frase di Keynes: «La difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell’emancipazione da quelle vecchie». Il progetto educativo del “Lamaro Pozzani”, che vede ormai avvicinarsi il traguardo del mezzo secolo, si è ispirato fin dall’inizio alla convinzione che questa capacità di rinnovamento e questa libertà di pensiero si nutrono dell’abitudine a coniugare il rigore del metodo con la “trasgressione” dei confini nei quali l’istituzionalizzazione delle discipline accademiche e dei corsi di laurea tende spesso a chiudere i linguaggi e le pratiche dei diversi saperi. L’opzione per una interdisciplinarità esigente è oggi comune alla gran parte dei Collegi che ospitano studenti particolarmente meritevoli, perché si è compreso che la flessibilità nell’eccellenza è una risorsa fondamentale per creare e intercettare nuove opportunità.

            Nel Collegio dei Cavalieri del Lavoro questa scelta viene declinata con una attenzione preferenziale per l’economia e la vita dell’impresa, intese come luogo privilegiato per comprendere e orientare le dinamiche dello sviluppo e oggi, purtroppo, della crisi. Il “Corso di cultura per l’impresa – Cavaliere del Lavoro Gaetano Marzotto”, che accompagna per l’intero percorso universitario gli studenti del “Lamaro Pozzani”, riassume la specificità e l’unicità di questa iniziativa nel panorama dei collegi universitari italiani. La voglia e la capacità di “fare impresa” possono e devono essere riconosciute come una virtù da attivare in tutti i settori della società e non come una risorsa di pochi, da guardare magari con sospetto. In questa prospettiva, la scelta dei Cavalieri del Lavoro di offrire a un gruppo di giovani di grandi qualità questo tipo di formazione integrativa al servizio della loro libertà e non necessariamente delle loro aziende è davvero un modo concreto per contribuire – secondo quanto indicato dallo Statuto della Federazione – allo sviluppo economico e sociale del paese, che appunto di questa voglia e di questa capacità continua ad avere bisogno. È l’indicazione di un metodo e di un valore.

            L’ultimo punto è quello dello stile delle relazioni. Alle prove di selezione hanno partecipato anche quest’anno oltre venti laureati del Collegio, che hanno portato il contributo delle loro storie, esperienze e competenze maturate nei più diversi ambiti aziendali, professionali, universitari. La vita “in comune” crea rapporti che durano e educa per questo a pensare “lungo”, oltre che pensare “largo”. Ai candidati si cerca di offrire in questo modo una testimonianza concreta di amicizia e di continuità fra le generazioni, perché non è vero che la ricerca dell’eccellenza è incompatibile con il consolidamento dei legami e condanna alla solitudine anziché orientare alla condivisione e alla solidarietà. I nostri laureati, anche a distanza di tanti anni, tornano con grande generosità ed entusiasmo nella casa dove hanno trascorso anni importanti per la loro vita e la loro formazione. È la prova di una storia bella e il migliore augurio che possiamo rivolgere alle nostre matricole.