Vincere senza combattere? Una strada possibile

È Cavaliere del Lavoro, manager di successo, e autore di una delle più interessanti reinterpretazioni della strategia militare antica rivolta agli strateghi contemporanei. Il suo Sun Tzu L’arte della guerra è un libro che insegna a condurre le battaglie, a “vincere la guerra per poter mantenere la pace”, come si legge – e si intuisce – sin dalle prime pagine del testo. Livio Buttignol è l’autore di un libro sintetico e originale, perché mette in corrispondenza, crea una costante analogia, tra il pensiero antico di un maestro della guerra, il cinese Sun Tzu, e le moderne teorie di organizzazione aziendale (l’analisi sistemica di Igor Ansoff), per fornire una lezione semplice e concreta, ma anche raffinata. Una lezione, la sua, che sfiora anche le differenze tra il pensiero orientale, ispirato al taoismo, e l’impostazione positivista, basata sulla fiducia nella scienza e nella tecnologia, tipicamente occidentale.

Per chi non lo sapesse, Sun Tzu è un pensatore e guerriero vissuto probabilmente tra il VI e il V secolo a.C., autore de – appunto – L’arte della guerra, forse il più antico testo di arte militare esistente, che analizza la guerra in modo teorico e anche “filosofico” proprio del taoismo. I suoi principi e i racconti si possono applicare a molti aspetti della vita, oltre che alla strategia militare. Ad esempio all’economia e alla conduzione degli affari.

Durante una breve intervista per Ergonews, Livio Buttignol ci racconta come il suo interesse per L’arte della guerra venga da lontano: da quando, leggendolo, ritrova in questo libro l’insieme dei valori e della filosofia di una vita, oltre che la sua pratica professionale. Un interesse che si trasforma in uno sguardo puntuale sul rapporto tra uomo e organizzazione, tra comandante ed esercito, con l’obiettivo di spiegare come – dalle parole di Sun Tzu – il condottiero migliore sia quello che vince senza combattere. O, meglio, quello che sa creare le premesse forti per poi evitare una battaglia.

Alternando storie della sua vita personale ed esperienze professionali, Buttignol riporta alla luce le nozioni di strategia necessarie all’azienda oggi, non importa se dalla data della prima pubblicazione del volume a oggi, in mezzo sia passata una delle più violente e lunghe crisi economiche globali. L’impressione che traiamo, dalla nostra conversazione, è che in realtà valgano ugualmente gli stessi consigli “sebbene oggi ci siano meno risorse e i mercati siano già saturi, si possono comunque trovare degli spazi per fare, e fare bene. Il segreto sta sempre, ieri come oggi, nell’equilibrare l’attenzione tra l’esterno e l’interno dell’organizzazione. Solo così si può evolvere, e modernizzare tutti gli aspetti della gestione aziendale e delle sue relazioni con l’esterno al fine di essere coerenti con gli obiettivi di business. Quando cambia qualcosa, tutto cambia, soprattutto i grandi.” E, di conseguenza, nel paragonare l’antico con l’attualità “tutta l’attività descritta da Sun Tzu appare inserita in un sistema di coerenze che tiene conto sia delle risorse e degli assetti interni sia dei movimenti di natura più ampia che hanno luogo all’esterno dell’armata. Un sistema di coerenze definite e standardizzate con criteri moderni già 2.500 anni fa.”. Seguendo ancora il Tao, “ogni punto di un’organizzazione deve essere forte in modo che la forza di ciascun singolo individuo, o funzione organizzativa, venga totalmente trasmessa e sia coerente qualitativamente e quantitativamente con le altre funzioni e ciò generi una forza più grande, compatta e della stessa qualità. Ciò permette, nei momenti di bisogno, di essere concentrati e utilizzare risorse della stessa qualità, in grado quindi di produrre il massimo sforzo possibile.”.

Ma come deve essere oggi un condottiero, ovvero un buon capo? “Il capo migliore è quello che sa essere il capo di tutti, e la cosa che deve saper fare di più è perdonare. Molte organizzazioni stanno unite grazie all’applicazione di una disciplina rigida e di sanzioni, ma non credo che possano avere un futuro, aggiunge Buttignol. Il capo deve essere giusto, non punitivo. Deve saper ascoltare, perché questo provoca un effetto positivo su tutta l’organizzazione. Ma poi deve anche saper decidere.” E qui viene una parte molto interessante, un pezzo di strategia che rappresenta davvero un “tesoro” per chi lo sa comprendere. Ed è il saper usare la forza dell’altro, così nelle arti marziali come nell’azienda.

Nel Tao Tê Ching (XXIII) si legge: “Perché una bufera non dura un mattino intero e uno scroscio non dura un giorno intero. Chi le produce? Il cielo e la terra. Se persino il cielo e la terra non possono persistere a lungo (nella loro esuberanza), a maggior ragione l’uomo!”. La lezione che ne risulta, ai nostri tempi, è che se nemmeno la natura compie azioni violente o sforzi sopra ogni misura, perché dovrebbe farlo l’uomo? “Gli assalti alle fortezze – ci spiega Buttignol – vanno guidati, perché non bisogna essere formiche brulicanti, ma usare la quantità giusta di forza rapportata al risultato da ottenere, meglio se sfruttando la forza altrui. La massima bravura sta nel vincere facilmente, comprendendo subito e dominando le dinamiche dei conflitti, prima che diventino dannose e costose in termini di energia. La cosa peggiore è assediare le città fortificate che rappresentano un vantaggio per il nemico, un’attività che richiede più risorse, perdite maggiori e che ha inevitabilmente un esito incerto.”.

Flessibilità, adattamento rapido ai cambiamenti, capacità di “disruption” si dice oggi, di rottura, di spiazzamento, impiego minimo di risorse e molta conoscenza del nemico sono i temi su cui esercitare le proprie abilità, il talento come comandante. Buttignol ne ha molto, di talento, e anche di intuizione, quando si immagina un’intervista-dialogo proprio tra Sun Tzu e il generale prussiano Carl von Clausewitz, autore del celebre trattato Della guerra e combattente durante le guerre napoleoniche. Nell’intervista si confrontano, meglio sarebbe dire che si sfidano, due diverse concezioni della guerra, la prima come un’arte moderata e la seconda assoluta, vera e propria “guerra totale”. Ma le risposte spesso opposte dei due grandi comandanti, le provenienze culturali e filosofiche differenti, oltre che le diverse storie, rivelano due pensieri difficili da comparare, anche se complementari. Essi parlano con le proprie voci, e aiutano il lettore di oggi nel tentativo di comprendere le guerre contemporanee, e ad affinare la propria strategia al servizio del mondo economico, che oggi più che mai richiede pensiero e consapevolezza, capacità di comando e di adattamento.

®photo: University of California, Riverside “Copia su bambù della parte iniziale dell’Arte della guerra, trascritta sotto l’imperatore Qianlong”.