Presentato a Milano il libro "Anni del disincanto": un confronto appassionato sul rischio di decadenza del nostro paese

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Cronaca della presentazione in Banca d’Italia del volume di Paolo Baffi e Arturo Carlo Jemolo “Anni del disincanto”, curato da Beniamino Piccone. Intervento del Cav. Lav. Antonio Patuelli. Nel bellissimo Salone delle Assemblee della sede di Milano della Banca d’Italia il 19 marzo scorso si è presentato un volume di grande interesse storico, Anni del disincanto (Aragno editore, 2014) dove viene analizzato con arguzia il carteggio intercorso tra due galantuomini del valore del governatore dal 1975 al 1979 – il suo “quinquiennio di fuoco” – della Banca d’Italia Paolo Baffi e il giurista Arturo Carlo Jemolo. Oltre al curatore del volume, prof. Beniamino Piccone, sono intervenuti il Cav. del Lavoro Antonio Patuelli in qualità di presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, , il prof. Francesco Margiotta Broglio e l’avv. Umberto Ambrosoli. Ha moderato il dibattito il direttore della sede di Milano dott. Giuseppe Sopranzetti. Il carteggio racconta il rapporto tra due persone ben note nei rispettivi campi d’azione. È singolare che due discipline tanto diverse – diritto ecclesiastico e politica monetaria – abbiano favorito una relazione epistolare così intensa e originale, che dimostra una volta di più l’alta levatura morale e civile di Paolo Baffi e Arturo Carlo Jemolo. Il Cav. Patuelli sorprende la platea con un intervento storico scritto di suo pugno, che dimostra il lavoro certosino compiuto al fine di illustrare come si arriva all’oggi, partendo dall’analisi del passato, che inizia in questo caso nel 1944, quando cade il governo Badoglio, viene nominato presidente del consiglio Ivanoe Bonomi e il ministro del Tesoro è Marcello Soleri, cuneese, seguace di Giolitti, cresciuto con Quintino Sella. Patuelli con meticolosità estrae dalla sua cartellina le copertine dei libri che ha consultato – presi dalla sua vasta biblioteca – e, a braccio, prosegue il racconto, specificando che nei suoi diari Luigi Einaudi racconta la costante frequentazione con il giovane Paolo Baffi, con il quale si intrattiene a cena e dopo cena. Appena assunto in Banca d’Italia nel 1936 – “rapito”, scrisse il Governatore Vincenzo Azzolini al maestro di Baffi Giorgio Mortara – Baffi dimostra di essere un fine uomo di pensiero e un deciso uomo di azione. Un fuoriclasse.[/column][column]

Arturo Carlo Jemolo, spiega Patuelli, è invece allievo di Francesco Ruffini, personaggio eccezionale che capisce prima di tanti altri la natura del regime fascista: nel 1926 pubblica – con l’editore Piero Gobetti – “Diritti di libertà”. Patuelli, sorridendo, va orgoglioso di averne una copia sul suo tavolo di lavoro. Ruffini e il figlio non firmarono il giuramento di fedeltà al regime e furono cacciati dal mondo universitario. Jemolo venne definito con saggezza da Giovanni Spadolini “uomo del dubbio e quindi della ragione”, giudizio confermato da Monsiglior Achille Silvestrini – amico di Patuelli – che nell’omelia per il funerale disse che Jemolo “seppe opporsi con indipendenza di fronte alla istituzioni più venerate; così come talora seppe dire verità impopolari o formulare giudizi controcorrente”. Patuelli chiude il suo intervento sottolineando che “il carteggio tra Baffi e Jemolo rappresenta moralmente un’altra Italia, consapevole, fin da quegli anni Settanta, della decadenza che iniziava a caratterizzarla innanzitutto sui valori: Jemolo esprimeva il pessimismo verso le sorti dell’Italia, mentre Baffi si rivolgeva a lui con la riverenza “verso che, dopo la morte di Einaudi, è stata ed è la più alta autorità morale e fonte di ispirazione vivente in Italia”. A consolare Baffi per le amarezze e per le ingiustizie subite che lo convinsero alla protesta morale delle dimissioni da Governatore della Banca d’Italia, non bastarono gli infiniti attestati di stima che gli vennero rivolti, come quelli sottoscritti da 126 prestigiosi esponenti della cultura economica mondiale, dal manifesto di solidarietà dei giuristi italiani e da quello che gli economisti con un’infinità di autorevoli firmatari”. Le considerazioni del cav. Patuelli sono apprezzate dal giovane curatore Beniamino Piccone, il quale spiega che il volume si sarebbe potuto chiamare, rifacendosi a Einaudi, “Le prediche inutili” di Baffi e Jemolo. Possiamo concludere con un forte plauso all’iniziativa della Banca d’Italia, che ha colto l’occasione per ricordare due galantuomini come Baffi e Jemolo, esempi altissimi che possono ispirare il comportamento di noi tutti, volto a consentire di intraprendere di nuovo un percorso di crescita economica, dopo tanti anni di crisi.[/column]


Baffi-Jemolo
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Paolo Baffi-Arturo Carlo Jemolo

ANNI DEL DISINCANTO – Carteggio 1967-1981

a cura di Beniamino A. Piccone

2014

Nino Aragno Editore

®2015: Aragno Editore