Sintesi di “fatti” accaduti ma poco spiegati

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ALESSANDRELLO
Cav. Lav. Ing. Rosario Alessandrello

Perché il Governo Turco ha deciso di abbattere il jet militare russo? È una domanda alla quale una risposta può essere data solo se si conosce che: i Curdi puntano su Mossul e Raqqa, città in mano all’Isis, gli Sciiti, milizie iraniane e irachene, avanzano a tenaglia su Ramadi, in mano all’Isis, per tutelare Baghdad da ogni minaccia; Putin è andato da Khamenei e poi ha incontrato Hollande, l’esercito siriano-alawita e i carri armati russi sono pronti per riprendersi Aleppo, sempre in mano all’Isis, città martire a pochi chilometri dalla Turchia. In sostanza il temuto Califfato di Al Bahdadi potrebbe crollare come un castello di carte. E con esso crollerebbe il progetto sunnita di costringere Curdi, Sciiti, Alawiti, Yazidi, Cristiani sotto un’unica coltre ideologica, Salafita e Wahabita, e di assoggettarli a un unico impero. Questo è, sostanzialmente, il sogno degli islamici detti “moderati”, del turco Erdogan e dei sovrani dell’Arabia Saudita e del Qatar, cosiddetti “Amici” dell’occidente. Ricordiamoci che la Turchia è nella Nato e il “resto” dell’Impero Ottomano non ha ancora avuto il “sultano” successore. Quindi sarà pure il sogno del turco Erdogan, che si libera facendo ammazzare il capo dell’opposizione curda e degli islamici, ma come ha scritto il Financial Times, “crescono i timori per la sicurezza globale dopo l’abbattimento del jet russo” che è stato un gravissimo atto di guerra turca contro la Russia, colpevole di avere infranto il “sogno” nell’immediato futuro. Per questo l’abbattimento del jet russo rischia di innescare una pericolosa escalation tra Russia e Turchia.[/column][column margin=10]

Questo rappresenta non solo un aggravante della complessa partita geopolitica nella regione ma anche una sfida all’unità della NATO e alle relazioni energetiche tra Russia e Turchia che sono caratterizzate da forti livelli di interdipendenza. Intanto, già oggi, i provvedimenti presi dalla Russia nei confronti della Turchia mettono in discussione un interscambio di 44 mld. di dollari. La diplomazia europea, se esiste, deve fare ogni sforzo per evitare una crisi irreversibile, che avrebbe conseguenze gravissime per tutta l’UE, se è vero come è vero che il nostro nemico nell’immediato è l’Isis. Seguendo tale strada si potrebbe trovare una soluzione al conflitto russo-turco in maniera pacifica, mentre ciò che viene ritenuto molto difficile da risolvere è convincere Erdogan a miti consigli, secondo alcuni esperti, si muove soprattutto nella scia tracciata dagli Stati Uniti intenzionati a servirsi del caos prodotto dal Califfato (Isis) per poi ristabilire in queste regioni un ordine a loro del tutto confacente nel quale non si può del tutto escludere che al Sig. Erdogan possa seguire un domani la stessa sorte di Saddam Hussein, cioè usarlo per non avere una Siria, un Iran, un Iraq e una Turchia forti tali da rompere altri equilibri che oggi sono spine nel fianco dell’UE. Se i problemi e i “pezzi” di guerra restano in Medio Oriente e nel Mediterraneo, gli USA non hanno nulla da preoccuparsi specialmente se continuano ad evitare la formazione di un’area economica comune tra UE e Federazione Russa. In Asia prima di arrivare ad un’area economica equivalente a quella oggi tra Unione Europea e Federazione Russa ci vogliono decine di anni e allora per gli USA è meglio preoccuparsi dell’oggi che di un futuro ancora lontano. [/column]


®immagine copertina edmaps.com; ®immagine articolo Rosario Alessandrello