Ora l’India fa sul serio. L’eterna promessa, il Paese dalle ‘grandi potenzialità’ inespresse o ridimensionate, punta a spiccare un salto superiore al 7% in termini di prodotto interno lordo da qui al 2017, superando il tasso della Cina: si tratta, in questo momento, dell’economia più dinamica del mondo. Altri dati positivi già acquisiti accompagnano le proiezioni del Pil: inflazione contenuta (è scesa dal 10 al 5,7% negli ultimi due anni), risanamento dei conti pubblici (disavanzo al 3,5%), capacità di attrarre investimenti esteri. Il rallentamento dell’economia cinese contribuisce a riportare l’attenzione mondiale su Delhi e sulle altre metropoli del subcontinente, con conseguenti benefici per il mercato immobiliare e per il comparto del mobile, che nutre aspettative di progresso a due cifre.

“La previsione del comparto ufficio nei prossimi tre anni è del +20%, +15% per quanto riguarda il settore casa. Il mercato dell’arredo nel suo complesso viene dato in crescita del 17%”, afferma da New Delhi Francesco Pensabene, direttore dell’ufficio Ice della capitale e coordinatore per tutta l’area indiana (che comprende Nepal, Bhutan, Sri Lanka, Maldive e Bangladesh). Alla base c’è un giro d’affari ancora basso: 14,3 miliardi di euro di sell out in una nazione che conta oltre un miliardo di abitanti. Ma proprio il ritardo costituisce un motivo in più per confidare nella volontà di un rapido recupero. C’è molto da fare, e l’Italia parte da una posizione di vantaggio, dominando la categoria premium con una quota d’importazione che si aggira intorno al 25 per cento. “Complessivamente, l’Italia vanta una quota dell’8% in merito alle importazioni indiane di mobili dal resto del mondo, per un valore di 13 milioni di euro su un totale di 154 milioni”, precisa Pensabene. L’ostacolo più rilevante viene individuato nei limiti del potere d’acquisto, che rendono i mobili made in Italy accessibili a un’esigua minoranza di consumatori indiani nelle aree metropolitane di Delhi, Bangalore e Mumbai. Quest’aspetto, unito alle problematiche di accesso nel Paese (burocrazia, carenza di infrastrutture, distanze) e alle numerose problematiche socio-ambientali, hanno spesso scoraggiato i produttori italiani di mobili dal programmare un business plan mirato alla penisola indiana. Esistono però degli esempi virtuosi.

Natuzzi ha avviato i primi rapporti con l’India nel 2000 e, dieci anni dopo, con l’apertura di un ufficio commerciale a New Delhi, è partita anche l’esperienza retail con il flagship Natuzzi Italia a New Delhi. Oggi il gruppo di Santeramo in Colle (Bari) conta dodici punti vendita Natuzzi Italia tra cui nove negozi e tre gallerie (shop-in-shop), cui si aggiungono le 17 gallerie Natuzzi Editions: si tratta dell’unico esempio di distribuzione organizzata sull’intero territorio nazionale indiano. Lo scorso anno, inoltre, è stato inaugurato il primo negozio nello Sri Lanka. “Le previsioni fino al 2019 ci dicono che il mercato indiano del furniture supererà i 32 miliardi di dollari” afferma Gianluca Pazzaglini, chief brand & sales officer del gruppo Natuzzi. “La crescita continuerà nei prossimi quattro anni ed è nostra intenzione consolidare la presenza in questo Paese dalle alte potenzialità. Il nostro sviluppo ha seguito la continua crescita della domanda di arredi di qualità, spinta dal boom immobiliare indiano e dall’aumento dei redditi delle classi urbane affluenti, che sono sensibili al lifestyle made in Italy. Continueremo a puntare sul retail e abbiamo in programma quattro nuove aperture già nel 2016”. Un secondo esempio, legato al canale contract, è quello di Giorgetti. L’azienda di Meda (Monza) è inserita in India da oltre dieci anni, inizialmente con il supporto di un’agenzia di commercio e dal 2010 anche con propri spazi espositivi a Mumbai e New Delhi, le città dove si concentra la maggior parte delle progettazioni. “A Mumbai abbiamo lanciato il Giorgetti Atelier, un appartamento di 500 metri quadri nella zona residenziale di Santacruz, mentre a New Delhi abbiamo inaugurato uno spazio monobrand di circa 900 metri quadri”, racconta l’amministratore delegato Giovanni del Vecchio. “Inoltre, anche se non presenti con spazi espositivi, siamo molto attivi sia con la promozione del brand sia con progetti contract in tutto il territorio, a cominciare dalle città molto importanti di Calcutta, Chennai, Bangalore e Hyderabad. Il mercato indiano conferma ogni anno segnali di crescita ed è in continuo sviluppo”. Non mancano le criticità. Natuzzi le individua nell’eccessiva frammentazione del mercato e nei dazi doganali per l’arredamento, che spingono in alto i prezzi al retail, mentre per Giorgetti sono legate “alla diversa impostazione culturale che può portare, a volte, delle incomprensioni” precisa del Vecchio. In entrambi i casi però prevalgono le considerazioni legate alle opportunità. “Le progettazioni vengono affidate per l’80% ad architetti e professionisti del settore. Un interlocutore preparato e legato al design facilita la scelta di brand selezionati e legati principalmente al made in Italy” dice l’ad di Giorgetti. “C’è un numero crescente di consumatori indiani alla ricerca di nuovi stili di vita, soprattutto coloro che viaggiano molto e conoscono i trend globali. Le classi più ricche sono molto attente alle novità proposte dal mercato internazionale” gli fa eco, per il retail Natuzzi, Gianluca Pazzaglini.


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