ALESSANDRO FUGNOLI, CHIEF ECONOMIST OFFICER DI KAIROS PARTNERS SGR: LA SITUAZIONE DEI MERCATI FINANZIARI

Ergonews si rivolge ad un pubblico che ha molto a che fare con il mondo della Finanza sia per sviluppare progetti di carattere imprenditoriale sia per investire e far fruttare i risparmi accumulati con la propria attività. In un momento in cui sembra particolarmente difficile orientarsi stante le turbolenze dei mercati, abbiamo chiesto al Cav. Fabrizio Rindi, Presidente di Kairos Julius Baer SIM di metterci in contatto con il dr. Alessandro Fugnoli, Chief Economist Officer di Kairos Partners SGR per cercare di capire come orientarci.

Dr. Fugnoli è difficile capire cosa stia realmente succedendo sui mercati. Ormai sembra che sia saltato qualunque punto di riferimento. Come vede lei la situazione?
Occorre ricordare che la crisi esplosa nel terzo trimestre del 2007 ha creato una situazione molto più difficile delle crisi precedenti in quanto ha coinciso con la “gobba” demografica dei baby boomers la quale ha portato come conseguenza una dilatazione della spesa per il welfare. Il disavanzo pubblico in ogni Paese è aumentato di 20/30 punti con la sola eccezione dei paesi emergenti. Il rubinetto del credito è stato utilizzato come regolatore del ciclo espansivo economico. Per tenere in vita tutti quanti a fronte di una crescita economica modesta sono sate utilizzate, e questa volta anche da parte dei Paesi emergenti, politiche monetarie aggressive. Con la crescita bassa qualunque raffreddore diventa una polmonite ovvero una recessione. Quella iniziata nel 3° Quarter del 2007 è più lunga delle precedenti. In questo quadro difficile il cash e i redditi bassi sono stati penalizzati, I bond e le azioni hanno avuto anche rendimenti negativi. Se consideriamo che il quarantennale giapponese rende lo 0,07% dovremo abituarci a rendite basse per anni.

E in un simile contesto cosa può fare un risparmiatore per difendere appunto i propri risparmi?
Non c’è dubbio che in un contesto dove i redditi riprendano a salire con cautela la difficoltà è decidere come/dove indirizzare i propri investimenti. Nelle scelte di investimento occorrerà considerare la fragilità del mondo la leva già utilizzata e la propensione ai salvataggi. Occorrerà privilegiare la strategia e la solidità intrinseca degli asset in portafoglio rispetto alla volatilità. Il mercato immobiliare potrebbe riprendersi e i titoli del tesoro americano rappresentano da sempre un buon investimento.

Sembra però che gli investitori abbiano fretta di ritornare alle vecchie abitudini di redditività più elevata e che il cosiddetto mercato “retail” sia in preda ad una sfiducia legata anche alla confusione che lo attanaglia essendo venuti a mancare punti di riferimento stabili come BOT e CCT che una volta lo mettevano al riparo anche da una scarsa preparazione finanziaria..
L’impazienza per migliori tassi di crescita e per politiche più espansive è comprensibile. Come realizzarle è più complesso. La leva fiscale può essere uno strumento. La cancellazione dei debiti pubblici può esserne un altro. La BCE per esempio potrebbe comprare i titoli del debito pubblico italiano stampando moneta. Un mix dei due strumenti potrebbe rappresentare una soluzione che non scontenti nessuno. Certo occorrerà speiegarlo adeguatamente perché soprattutto il cliente “retail” è spaventato anche per altre ragioni. Si sente insicuro per via dei grandi flussi migratori che stanno interessando la parte occidentale del mondo. Il cittadino medio accetta l’immigrazione in periodi di crescita e benessere e tende a rifiutarla nelle fasi di stagnazione. Aver proposto austerità e immigrazione (e ora anche il bail in) in una fase economica difficile è stato obbiettivamente destabilizzante.

E della Brexit cosa ne pensa? Anche il “terrorismo mediatico” su questo evento ha contribuito ad alimentare la confusione di cui si accennava.
La preoccupazione per l’Europa non è di breve termine. La BCE va avanti con il suo programma. La crescita perderà qualche decimale ma nessuna recessione è alle porte. Sul piano politico ci vorrà almeno un anno prima di capire se il Regno Unito vuole uscire davvero o no. Le possibilità di referendum anti-Unione in giro per il continente sono al momento molto remote. Pertanto da qui a fine anno la navigazione dei mercati, a condizione che le nostre questioni bancarie vengano risolte, potrebbe essere non particolarmente agitata. Certo, non trovo molto incoraggiante che l’Europa per trattenere la Grecia abbia speso molte decine di miliardi di euro e un’infinità di vertici concitati, mostri solo stizza nei confronti del Regno Unito (si veda l’infantile richiesta di abolizione dell’inglese) e chiuda la porta in faccia alla Scozia che vorrebbe restare.

C’è qualcosa che vorrebbe specificatamente dire per i lettori di Ergonews sapendo che i suoi lettori sono essenzialmente Cavalieri del Lavoro e quindi in quanto tali, imprenditori e/o capi azienda di successo?
Bisogna imparare, anche quando ci si affida a professionisti della gestione, ad avere sotto controllo il rischio presente nel proprio portafoglio. Il rischio, in questi tempi nuovi, non è solo quello della volatilità ma anche quello più insidioso della ridenominazione valutaria, della ristrutturazione del debito, del bail-in e del default. E’ bene quindi dividere nettamente il portafoglio in due aree, una assolutamente sicura e una a rischio, magari anche alto. Per la parte sicura si può considerare il debito pubblico americano, che ha ancora un discreto rendimento, con l’aggiunta, quando è debole, di oro. Per la parte a rischio si possono considerare azioni con alto dividendo di società finanziariamente solide e, per i più avventurosi, obbligazioni governative di paesi emergenti che seguano politiche probusiness. Si può fare 60-40, 70-30, 80-20, questo dipende dalla propensione individuale al rischio e dalle esigenze di spesa negli anni a venire. L’importante è che si restringa quell’area grigia intermedia fatta di strumenti che oggi appaiono abbastanza sicuri e liquidi e che un domani potrebbero non esserlo così tanto.
Insomma, una parte della testa deve prepararsi a scenari instabili e fragili, l’altra deve ipotizzare invece che a un certo punto si troverà il coraggio di adottare politiche monetarie e fiscali ancora più aggressive che saranno bene accolte dalle borse. Né ottimisti né pessimisti, quindi, ma attrezzati sia per uno scenario di deflazione sia per uno di riaccelerazione della crescita e dei prezzi.

Alessandro Fugnoli è dal 2010 economista e strategist di Kairos Sgr. In precedenza ha lavorato come banker in Merrill Lynch, come direttore investimenti in Gestnord e come responsabile della ricerca e strategist in Caboto e Abaxbank.


A cura del Direttore, Cav. Lav. Franco Moscetti