Euroscetticismo

Prosegue il consueto rapporto di collaborazione tra il  Gruppo Lombardo dei Cavalieri del Lavoro e  il Consolato Provinciale dei Maestri del Lavoro.

Euroscetticismo
di Sergio Bollani

In un precedente articolo riguardante la traumatica uscita dall‘ Unione Europea della Gran Bretagna, avevo messo in evidenza che la principale ragione che l‘aveva determinata era dovuta essenzialmente alla mancata soluzione del problema immigratorio con i derivanti impatti su economia e sicurezza. A riprova di ciò, il primo dichiarato atto legislativo, dopo la Brexit, è mirato proprio a limitare l‘impiego di nostri e altri lavoratori, in quanto cittadini extracomunitari, qualora le loro occupazioni possano essere supplite da forza lavoro locale secondo il motto: “prima i lavoratori britannici”.

Avevo altresì concluso che lo stesso problema, se non risolto, avrebbe potuto produrre il dissolvimento dell‘Unione europea in quanto generatore di malcontento diffuso presso i Paesi aderenti. Ho guardato quindi con molto interesse alla convocazione del vertice di Bratislava del settembre scorso, indetto con lo scopo di ricompattare i ranghi tra i 27 Paesi e rigenerare credibilità e fiducia nell‘Unione europea. Il risultato, è apparso deludente perché nazioni, come la Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia, hanno evidenziato un particolare loro interesse per una Europa più intergovernativa e meno comunitaria contestando, in particolare, le politiche di accoglienza dei migranti. Si è evidenziato quindi un maggior interesse per la cura del proprio giardino più che una riaffermazione di identità europeista cui si è tentato di porre rimedio con la convocazione di detto vertice dal quale è emerso, oltretutto, il nostro isolazionismo reso lampante dalla non partecipazione del nostro Presidente del consiglio alla conferenza stampa conclusiva. Conferenza che ha reso chiara l‘indifferenza europea nei confronti dell‘allarmante moltiplicarsi degli sbarchi di migranti sulle nostre coste, sbarchi che non trovano sfogo verso gli altri paesi dell‘Unione causa il moltiplicarsi delle barriere poste ai nostri confini. Non reca in proposito sollievo l‘unico atto di solidarietà espresso dalla Germania consistente nella promessa di assorbire, non si sa da quando, cinquecento migranti regolari al mese perché ciò significa offrire, in un anno, ospitalità ad un numero di migranti pari a quello che da noi sbarca, in soli due giorni durante il periodo estivo, il 70% dei quali non ha, peraltro, diritto d‘asilo…. Piccata la reazione italiana stante la dichiarazione del primo ministro che ha minacciato l‘intenzione di organizzare una autonoma politica in assenza di parole chiare sul come si intenda gestire il problema dell‘immigrazione africana circa la quale erano state avanzate proposte italiane.

In attesa di scoprire cosa nasconde la minaccia, qualora non si tratti di mera speculazione elettorale, è bene osservare che Budapest ha già autonomamente messo in atto la verifica delle richieste d‘asilo al di fuori dei confini nazionali e ha sottoposto a referendum popolare il piano di ricollocazione dei migranti deciso da Bruxelles. Piano, respinto dal 98% dei partecipanti al voto di un referendum che ha mancato il quorum necessario per la sua validità ma che rappresenta, comunque, il primo atto di democrazia nazionale in opposizione a quella europea. Si sta cosi determinando un panorama complesso per il fatto che già Austria, Olanda, Finlandia, Danimarca, Grecia, Spagna, Portogallo, hanno assunto, se pur per motivi diversi, posizioni sempre più critiche nei confronti della politica comunitaria. Tutto ciò considerato, si fa fatica a capire perché il prossimo vertice dei capi di stato sia stato rimandato al 2017, anno delicato per la politica europea considerate le elezioni in Francia e Germania e quelle presidenziali del prossimo dicembre in Austria i cui risultati potrebbero sconvolgere gli attuali equilibri politici.

Si tratta di un intervallo di tempo troppo lungo valutato l‘emergere dei partiti che si battono unicamente contro l‘immigrazione proponendo un ritorno allo Statonazione per cui la vicenda europea potrebbe non finire a tarallucci e vino.

Se non si ha la capacità di intervenire, gestire e risolvere il problematico aspetto migratorio e il suo impatto su economia e sicurezza perseverando nella politica dello struzzo, il timore è che il sogno europeo si trasformi in pia illusione….


A cura di: Federazione Maestri del Lavoro d’Italia