Il 2016 era bisestile ma anche il 2017 non è iniziato nel migliore dei modi per il nostro Paese. Occorre reagire, ma insieme.

A Cura del Direttore - Cav. Lav. Franco Moscetti

Avevo già trattato questo tema tempo fa quando settimanalmente scrivevo per Lettera43. A novembre, assumendo l’incarico di AD al Gruppo 24 Ore avevo smesso di scrivere ma credo che anche alla luce dei recenti tragici avvenimenti il tema debba essere ripreso. È pur vero che il 2016 era un anno bisestile ma nessuno avrebbe mai immaginato che, pur in un anno che per tradizione non viene considerato fortunato, la natura potesse accanirsi cosi con le nostre regioni del Centro Italia devastate dal terremoto e, per dirla in gergo tecnico, dalle sue continue “repliche” che non sappiamo peraltro quando finiranno. Case, chiese, scuole, palazzi, ponti, strade, uffici pubblici e commerciali spazzati via in pochi minuti. Vittime, feriti e centinaia di migliaia di sfollati per i quali occorre trovare una soluzione immediata sia attraverso le istituzioni preposte a questo scopo sia attraverso la solidarietà italica che ha già più volte dimostrato il positivo contributo che riesce a dare in circostanze simili. Come se non bastasse in una situazione così tragica di suo, in questo inizio di anno anche la neve si è accanita con il Centro Italia provocando valanghe, quindi altre vittime e naturalmente altri disagi per una popolazione già terribilmente martoriata. Anche in un contesto simile il Paese non è però unito. C’è una parte, quella più nobile, che si adopera nei limiti del possibile per dare appunto il proprio contributo. Abbiamo visto cosa stiano facendo le organizzazioni tipo Protezione Civile e Croce Rossa con il contributo di tantissimi volontari per salvare vite umane e alleviare le sofferenze di molti. Tutti abbiamo negli occhi le immagini dei due bambini che sono stati salvati dopo tantissime ore dal maledetto albergo crollato sotto la spinta di una valanga la cui forza era pari a 4000 TIR pieni di neve viaggianti alla velocità di 100 km orari. C’è però un’altra parte dell’Italia, voglio sperare quantitativamente inferiore ma mediaticamente più rumorosa e devastante, che invece cerca di speculare politicamente, e non solo, anche su una situazione così drammatica. L’Italia sta attraversando, ormai da troppo tempo, un periodo di crisi non solo economica ma anche sociale. Se fosse una persona potremmo dire che è in una sorta di crisi esistenziale dalla quale non riesce ad uscire. Dopo il boom degli anni 60 ed il periodo cosiddetto degli anni di piombo, la caduta del muro di Berlino del 1989 ci aveva illuso di poter diventare un Paese “normale”. Le inchieste giudiziarie di “Mani Pulite” nei primi anni 90 pensavamo potessero ricondurre la politica ad una trasparenza alla quale da qualche decennio avevamo perso l’abitudine e potessero contemporaneamente contribuire a darci una nuova classe dirigente, quindi non solo politica, non compromessa con il vecchio modello basato sulla centralità dei vecchi partiti. La discesa in campo di Berlusconi, la nascita della prima Lega Nord il travaglio interno ai vecchi partiti di sinistra lasciavano presupporre che prima o poi il processo, certamente difficile e non indolore, ci avrebbe consegnato un Paese “normale”. Per molti l’ultima speranza era stata che anche l’uscita di scena di Berlusconi (almeno come Primo Ministro) avrebbe potuto bloccare quel clima da Guelfi e Ghibellini che nel frattempo si era creato. Nel frattempo però, a partire dal terzo trimestre del 2007 con la cosiddetta crisi dei “subprime”, si è innescata la più grande crisi economica mondiale dal 1929 ad oggi e le guerre, che nel frattempo si sono sviluppate nel mondo, hanno dato luogo ad un gigantesco fenomeno migratorio ancora in corso e che certamente subirà una accelerazione. Nel frattempo L’Italia non si è pacificata con se stessa neanche dopo i governi Monti e Letta e tantomeno con l’arrivo di Renzi come Primo Ministro già sostituito da Gentiloni. Nel frattempo si è registrato anche il boom di consensi a favore del M5S. Risultato: dalla caduta del muro di Berlino sono passati ben 28 anni e noi non abbiamo non solo trovato un assetto istituzionale ed una legge elettorale coerente con un mondo totalmente cambiato ma il tasso di litigiosità (ringraziando Iddio fortunatamente non nelle forme violente degli anni di piombo) è decisamente aumentato. Tutti contro tutti: in politica, nelle associazioni, nei condomini o in qualunque contesto dove si debba condividere qualcosa. Comunque la si pensi io credo che in un contesto così difficile e complesso, come quello che forse troppo sinteticamente ho descritto, sia difficile trovare delle soluzioni. Occorrerebbe un confronto maggioranza/opposizione molto più costruttivo, un sistema più meritocratico, una presa di coscienza da parte di certe élite di aver fatto il proprio tempo e quindi di lasciare spazio alle nuove generazioni. In definitiva occorrerebbe avere un sistema di valori condiviso a livello Paese e una disponibilità culturale ad operare da parte di tutti come “civil servant” anziché a difesa del proprio esclusivo interesse di parte. Io credo che il devastante terremoto che ancora una volta ha colpito il nostro Paese debba obbligarci ad una profonda riflessione. Non sarà possibile ricostruire una parte così importante della nostra bella Italia nel contesto attuale. Nessuno da solo, persona, partito, gruppo che sia, riuscirà a gestire una situazione così difficile e complessa dovendo anche far fronte a problemi esogeni quali l’immigrazione. Occorre abbassare i toni. Occorre un patto dove certamente non si annullino il ruolo del governo e dell’opposizione ma dove entrambi agiscano nel superiore interesse del Paese. Abbiamo visto che, terremoto a parte, una nevicata per quanto importante possa essere si possa portar via case e alberghi e tante vite umane mentre stanno crollando scuole, e viadotti anche in situazioni “normali”. Abbiamo un Paese da “manutenzionare” e da mettere in sicurezza prima che altri eventi o le scelleratezze passate dell’uomo facciano altri danni. Abbandoniamo l’astio e lavoriamo tutti, sempre nel rispetto dei ruoli, per il bene comune. Utilizziamo i media, ed i social in particolare, per diffondere questo nuovo approccio e non solo per avvelenare il pozzo del vicino. Nelle scuole di management insegnano a trasformare una minaccia in una opportunità. La devastante minaccia del terremoto e delle avverse condizioni climatiche è già arrivata. Trasformiamola nella opportunità di risollevare insieme le sorti del Paese. Le nuove generazioni non potranno che essercene grate.