Colombo, country manager Fb Italia, spiega la rivoluzione digitale. Ed esorta

il fashion ad adeguarsi. Perché “guardiamo lo smartphone 200 volte al giorno”.

di Caterina Zanzi

La rivoluzione digitale in atto, e in particolar modo i social network, non possono più essere ignorati dalle aziende italiane. Questo, in estrema sintesi, il messaggio rivolto alla platea di imprenditori e manager della moda, dal palco del Convegno Pambianco-Facebook, che si è tenuto a Milano lo scorso dicembre. Nel corso dell’evento, alla sua prima edizione, David Pambianco e il country manager di Facebook Italia Luca Colombo hanno affrontato il tema del marketing del lusso su Facebook e Instagram. Ai loro interventi sono seguiti quelli di Guido Argieri di Doxa e Laura Milani, a capo della divisione fashion&luxury di Facebook Italia.

Digitale, quindi, ma soprattutto dispositivi mobile, da cui nei nove mesi del 2016 arriva l’84% dei ricavi pubblicitari di Facebook. “Se andiamo a guardare la dieta mediatica dei consumatori non si può più prescindere dal mobile”, ha spiegato a Pambianco Magazine Colombo. “Alcune statistiche ci dicono che guardiamo il cellulare circa 150/200 volte al giorno, per un totale di tre ore. Sono numeri non più trascurabili dalle aziende se vogliono raggiungere i consumatori, anche considerato che non si tratta più di una fascia demografica limitata ai giovani, ma molto più estesa e con una possibilità di spesa mediamente alta”. Il 100% degli ‘affluent consumers’, ovvero dei consumatori benestanti, usano un qualche dispositivo digitale (tablet, laptot, desktop): una cifra che corrisponde al doppio della media mondiale. E anche i dispositivi sono di più: questo tipo di consumatori ha una media di 4,4 device a testa, uno in più rispetto alla media mondiale (che ne ha invece 3,6).

Gli italiani che utilizzano Facebook in un mese sono 29 milioni, di cui 27 milioni da mobile. Quelli che usano Instagram sono 9 milioni. “E quest’ultimo, rispetto al primo, ha una tensione alla creatività e alle immagini curate ancora più forte, peculiarità che ben si presta alle aziende del lusso”, ha continuato il manager.

Di recente, Instagram ha lanciato le proprie Stories, nuove forme di raccontarsi con video in pillole che durano 24 ore e che oggi vengono utilizzate da 100 milioni di persone nel mondo ogni giorno.

In futuro, le sfide si giocheranno sui video, sulla realtà aumentata e sulla messaggistica business. “La realtà aumentata, una modalità attraverso cui le immagini rendono ‘immersiva’ l’esperienza dei consumatori, diventerà un fenomeno di massa non prima di 5/10 anni, ed è quindi da considerarsi per il momento un investimento a tendere. Le app di messaggistica, invece, credo potranno diventare mainstream anche prima, in circa 5 anni, e il potenziale è enorme: grazie alla chat si tengono i consumatori in un unico luogo, in cui possono effettuare prenotazioni, acquistare oggetti, parlare con il customer care, una vera rivoluzione”, ha concluso Colombo.

Dal palco, Pambianco ha invece sottolineato come digitale e tecnologia stiano cambiano in modo permanente il mondo dell’industria e della distribuzione, soprattutto grazie alla particolare reattività dei Millennials, la generazione tra i 20 e i 36 anni che si assomiglia in tutto il mondo e vuole un prodotto il più personalizzabile possibile. “Questa fascia di consumatori sta impattando sulla gestione dei brand, dimostrando di voler vivere un’esperienza più di quanto non sia interessata possedere un bene”. Le aziende, quindi, “sono chiamate a rivedere la propria offerta di prodotto, i propri canali di vendita e la logistica per andare incontro a queste nuove esigenze”.

Una sfida non semplice, considerato che, ha fatto notare sempre Pambianco, “i 2/3 delle aziende sopra i 30 milioni di fatturato hanno ormai un sito e-commerce, ma realizzano sul canale mediamente non più del 5% del fatturato”. Colpa, probabilmente, anche degli scarsi investimenti pubblicitari del lusso nel digital. In Italia nel 2016 sono stati il 7,5% del budget totale: una percentuale che fa posizionare il nostro Paese dietro a gran parte degli altri. Più di noi fanno Russia, Cina, Francia, Germania, Spagna e molti altri.
I dati sono chiari, le reazioni meno: l’importante per l’industria italiana, e nello specifico per quella della moda, è tenere il passo. Digitalizzandosi.