L’importanza di Londra per le impresee uropeee per i Paesi e il suo ruolo quale centro globale della finanza sono alcuni dei punti che abbiamo toccato nel corso di una interessante chiacchierata con Jeremy Browne, special representative for the City of London

Oggi si parla di ‘hard Brexit’ e ‘soft Brexit’, due espressioni per indicare le strade che il Regno Unito potrà percorrere nel lasciare l’Unione Europea. In estrema sintesi, quella più dura vedrebbe l’abbandono del mercato unico senza preventivi accordi sui rapporti commerciali con il resto d’Europa; percorrendo invece quella più morbida, verrebbero rinegoziati gli accordi con i Paesi membri prima di lasciare l’Unione Europea. Vedremo nei prossimi mesi come si evolverà la questione, ma è un dato di fatto che l’uscita del Regno Unito dall’UE desta qualche preoccupazione un po’ a tutti. In primis, a tutti quei cittadini europei che vi lavorano, ma è anche evidente che potrebbe costare cara al Regno Unito stesso, per la possibile, eventuale fuga di multinazionali e organizzazioni comunitarie che hanno attualmente sede a Londra e dintorni. E che, peraltro, sarebbero ben accolte da altri Paesi quali Svezia, Italia, Germania e Francia. Si dice che alcuni istituti di credito stiano già predisponendo piani di trasloco: Francoforte, Parigi o Vienna? Ancora non è chiaro, ma sembrerebbe che le banche svizzere e americane siano orientate per Francoforte. Certo, il trasferimento, se davvero dovesse avvenire, non sarebbe semplice e tanto meno indolore. Londra è da anni il centro nevralgico della finanza e del commercio, favorita dalla lingua universale, dalle infrastrutture, dalla posizione, dagli incentivi per chi investe. E non solo banche e multinazionali potrebbero lasciare Londra. Il trasloco di alcune Organizzazioni e Agenzie europee (come l’Agenzia europea del farmaco) è uno scenario possibile e sono già sono spuntate le candidature dei vari Stati, compresa l’Italia, con Milano. Di questo abbiamo parlato con Jeremy Browne, special representative for the City of London to the Europe Union, che abbiamo incontrato nel corso del UK-Italy Business Awards, evento giunto quest’anno alla decima edizione, che premia le imprese che più si sono distinte nel loro settore e che hanno in comune il fatto di aver investito nel Regno Unito.

Qual è l’importanza di Londra per l’Europa e per l’Unione Europea?

“La città di Londra è il centro globale della finanza europea, ed è strategica non solo per il Regno Unito ma per tutta l’Europa. È infatti il distretto finanziario per tutti i Paesi europei perché rende possibile accedere ai capitali e perché ospita i migliori talenti al mondo. A Londra è possibile intraprendere nuovi business, iniziare nuovi percorsi lavorativi: i servizi finanziari e professionali offerti sono unici e permettono alle organizzazioni di competere a livello globale. In poche parole, il suo ruolo è fondamentale per la crescita delle economie europee e per tutti gli Stati europei. La mia ambizione è quella di fare comprendere a tutti che Londra è un asset insostituibile”.

Negli ultimi mesi lei ha visitato praticamente tutti i Paesi europei. Qual è il messaggio che intende lanciare?

“Per tutti gli Stati dell’Europa, Londra svolge un ruolo basilare per l’economia nel suo insieme e la mia missione è quella di far capire al mondo il suo valore. Per questa ragione, nell’ultimo anno ho visitato tutti gli Stati membri dell’UE. E alcuni più di una volta. È un programma costante e continuo che ovviamente è cambiato dopo il risultato del referendum che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Il messaggio che vogliamo far pervenire è chiaro e semplice. Dopo il referendum vi saranno, evidentemente, del cambiamenti. Non possiamo certamente pretendere che le cose rimangano esattamente come prima della Brexit, ma noi faremo il possibile affinché i rapporti futuri con l’Unione Europea e con tutti gli Stati membri possano rimanere ‘friendly’, per il reciproco interesse e per il successo e la crescita delle grandi economie europee. Buone relazioni possono solo portare benefici sia al Regno Unito sia ai 27 Paesi dell’UE. Al centro di tutto, infatti, rimarrà sempre il grande successo di Londra quale centro finanziario, indispensabile affinché l’Unione Europea sia in grado di competere con le economie mondali. Vogliamo che Londra continui a essere il polo attrattivo di talenti da ogni parte e ospitare business e innovazione da tutta Europa”.

Sfruttando la Brexit, città come Parigi e Francoforte potrebbero togliere a Londra lo status di centro finanziario dell’Europa?

“Come dicevo, vi saranno certamente dei cambiamenti dopo la Brexit, ed è possibile che alcune organizzazioni lasceranno Londra. Il pericolo per la comunità europea, però, è che molti di questi business possano orientarsi verso New York o ai mercati asiatici, piuttosto che installare le loro sedi in altre città europee. O addirittura scomparire del tutto. E il risultato sarebbe una riduzione dell’importanza globale dell’Europa rispetto agli altri continenti. Attualmente la popolazione europea rappresenta il 7% di quella mondiale ed è un dato che è in diminuzione. Gli scambi commerciali con il resto del mondo rappresentano circa il 20% delle esportazioni e importazioni mondiali, e anche questo è un dato in diminuzione. Oggi è necessario capire come competere e avere successo in questa realtà globale in continua espansione, in cui Londra è un asset fondamentale per tutta l’Europa. Diminuire il valore di Londra avrebbe conseguenze negative per tutto il Vecchio Continente, anche per quanto riguarda il lavoro di molte persone”.

Che cosa cambierà a Londra dopo la Brexit? Pensiamo ai timori di molte persone qualificate che vi lavorano, a tutte quelle imprese che stanno valutando l’ipotesi di trasferirsi in alte città europee. Qual è la sua opinione?

“Qualche cambiamento avverrà, ed è inevitabile. Ma gran parte del business che ha la sua centralità in Londra – e direi quasi il 90 % – non è correlato all’Unione Europea. Londra è il crocevia della finanza, con banche e imprese che provengono da tutto il mondo, dal Nord America, Cina, Asia, è un noto hub economico per le imprese digitali e le start-up tecnologiche. Poi ci sono effettivamente attività che dipendono o che sono correlate all’appartenenza all’UE, e su queste inevitabilmente vi potranno essere delle ripercussioni. Ma la forza di Londra va vista su una scala mondiale. Le città che sono in grado di competere con Londra non sono all’interno dell’Europa, ma sono NewYork o Singapore. A mio parere, nessuna città all’interno dell’Europa sarà in grado di sostituire Londra. Per tutte queste ragioni, il pericolo, proprio per l’Europa, sta nel fatto che se si cercherà di denigrare Londra per attirare gli investitori, questi potrebbero lasciare la capitale del Regno Unito ma puntare ad altri mercati, come quello newyorkese, per esempio. E a quel punto, l’Europa potrebbe non avere più un suo distretto finanziario con ricadute negative per tutti”.

È però in corso una gara per ospitare l’eventuale nuova sede della EMA (European Medicines Agency) e dell’EBA (European Bancking Autority), nel caso in cui decidessero di abbandonare Londra. Milano e altre città si sono già candidate. Verranno prese delle misure per incoraggiare le Agenzie europee a rimanere a Londra?

“Dal mio punto di vista non è semplice spostare un’organizzazione con così tante persone qualificate e di talento che lavorano in una situazione ben collaudata, dove hanno stabilito relazioni e soprattutto dove si sono portati le famiglie. È un’impresa costosa, non solo economicamente ma anche in termini di tempo. Qui ci sono le infrastrutture migliori, le risorse, un sistema organizzativo adeguato a ospitare le organizzazioni. A mio parere vanno valutati accuratamente i pro e i contro e quali vantaggi effettivamente porterebbe il trasferimento in zone appartenenti all’Unione Europea. Detto questo, saranno i Governi a decidere dove devono avere la sede le varie Agenzie europee. E queste sono decisioni politiche”.

E per quanto riguarda l’imprenditorialità privata? Alcune banche, per esempio, hanno annunciato la volontà di lasciare Londra, una volta che l’uscita dall’UE sarà effettuata. Anche in questo caso, si è pensato a qualche incentivo per trattenerle?

“In realtà, secondo le nostre indagini e i colloqui che abbiamo intrapreso, i vertici delle banche pensano che i fondamenti di Londra siano forti. Alcuni business potrebbero anche spostarsi, ma è pur vero che molte banche o multinazionali hanno già uffici dislocati altrove. Ciò che conta è rendere noto a tutti che a Londra vi è il clima più favorevole, il dinamismo giusto per continuare ad essere il polo attrattivo di capitali e il centro della finanza. A Londra, il numero dei dipendenti occupati nei servizi finanziari è dieci volte superiore a quello di Francoforte, e se una minima parte di questi dovesse spostarsi non vi sarebbero conseguenze tangibili. Londra è in continua evoluzione e questo vale anche per chi vi lavora. Ogni giorno vi sono persone che cambiano occupazione. La questione non è come trattenerle; è creare le condizioni ideali per lavorare”.


Fonte: Rivista Uomini & Imprese