Rosita Missoni, direttore creativo di MissoniHome, racconta la sua vita a colori tra stampe, famiglia e sogni nel cassetto.
di Marco Caruccio
Due storiche case di moda italiane hanno svelato le proprie collezioni di arredamento durante l’ultima design week milanese. Rosita Missoni e Japoco Etro, rispettivamente responsabili delle linee MissoniHome ed Etro Home, raccontano a Pambianco Magazine i due progetti. Con una formula di intervista ‘doppia’ che consente un confronto a distanza. Su tutto, vince la passione per il colore. Entrambi, inoltre, hanno recentemente festeggiato l’ingresso nel mondo dei wallpaper. Le carte da parati riprendono i celebri pattern; mix di forme e cromie che hanno reso inconfondibile il dna delle due griffe, costantemente in cerca di nuove sfide creative. Tra tradizione e innovazione.
INTERVISTA DOPPIA

 Quali sono le novità più importanti tra quelle presentate durante l’ultima design week?

Rosita Missoni – Sicuramente la prima collezione di carta da parati MissoniHome realizzata con Jannelli&Volpi. Si chiama ‘Wallcoverings01’ ed è stata presentata con un’installazione all’interno dello showroom Missoni in via Solferino. Tra le altre proposte c’è un focus sul tema black & white utilizzato per ‘Miss’, sedie impilabili molto leggere. Mi piace molto il tema ‘Nordic fantasy’, fiori colorati su fondo bianco che mi riporta ai paesaggi nordici.
Jacopo Etro – Anzitutto, la nostra prima collezione ‘Wallpaper’, carte da parati realizzate in collaborazione con l’azienda tedesca Rasch, specializzata nel settore dal 1861. Credo sia il momento giusto perché avverto un grande ritorno alla decorazione che per tanti anni è stata negletta a causa di una certa impronta minimalista, molto total white. Avere delle pareti vestite è abbastanza nuovo per l’Italia, mentre in Paesi come la Francia e l’Inghilterra rappresenta una consuetudine. Per quanto riguarda i tessuti, invece, ho tratto ispirazione dal nostro prêt-à-porter guardando a viaggi e popoli lontani, seguendo la via della seta. Affianchiamo tessuti europei come broccati e damaschi ad altri di chiara ispirazione neo-etnica.
L’arredo?
Parte dalla ricerca tessile
Jacopo Etro delinea i nuovi progetti della linea Etro Home.
Sfide creative tra pattern caleidoscopici e materiali preziosi.

Cosa rappresenta la design week per Milano?

RM – È il momento più magico per Milano, diventa un’altra città. Più della fashion week che è sempre un po’ segreta, grazie al design Milano si apre, diventa una città giovane, piena di studenti dappertutto. Bar e ristoranti sempre aperti, anche fino a tardi.
JE – La design week è un momento di comunicazione, tanti operatori del settore vengono a Milano per vedere le novità. Per la città è molto importante, è al centro dell’attenzione mondiale. Il design, a differenza della moda, è davvero solo a Milano. Il Salone del Mobile è decisamente il riferimento per l’arredo, mentre la moda è di casa anche a Parigi, Londra, New York. Il design non è vissuto in maniera chiusa come accade per la moda, qui chiunque può toccare con mano le novità del settore.

Com’è nato il suo percorso all’interno di questo settore e come si declina il dna di un fashion brand nel design?

RM – Sentivo che la moda stava diventando per me solo un lavoro e non più una passione, così, quando mia figlia Angela si è proposta di seguire le collezioni prêt-à-porter, ho pensato di ritirarmi, dedicarmi ai nipoti, al giardinaggio. Tempo qualche settimana e ho pensato ‘la mia vita non può essere così!’. Era il 1997 e la collezione MissoniHome esisteva già, prodotta in licenza, come oggi, dalla T&J Vestor, azienda dei miei genitori. Non me ne occupavo personalmente, mio marito Ottavio sceglieva alcuni disegni e l’azienda li adattava al design. Era una buona collezione, ma per me mancava quel piglio che possono avere le cose quando diventano moda. E, in quel periodo, parlo della fine degli anni 90, i quotidiani cominciavano ad avere quattro numeri annuali dedicati alla casa. Inoltre, il Salone a Milano stava diventando sempre più importante e così mi sono detta ‘potrei occuparmi io della collezione MissoniHome’. Sono responsabile da vent’anni del design di Missoni. Sempre con molta passione.

JE – Non è semplice declinare il dna di un fashion brand nel mondo del design. Deve essere riconoscibile, noi lo siamo molto grazie alle nostre stampe e ai tessuti. Nell’azienda mi occupo proprio dei tessuti, per i quali ho una vera passione. Viaggio sempre in Paesi dove i tessuti sono preponderanti come India, Far East, Cina e torno in azienda con valigie cariche di materiali interessanti che possono costituire un punto di partenza per una collezione di arredamento, ma anche di abbigliamento. Tutto parte dalla ricerca tessile che viene fatta a monte: mostre, musei, qualsiasi fonte di ispirazione è importante che si tratti di moda o design. È stata una scelta mia propormi per i tessuti di arredamento, lo faccio dal 1988, dalla collezione biancheria, cui hanno fatto seguito l’oggettistica, le porcellane e altre categorie merceologiche. Produrre tutto in house senza licenziatari come facciamo noi, comporta anche delle difficoltà, bisogna trovare i produttori, gli artigiani che realizzino e consegnino. Non è semplice.

Cosa caratterizza lavorare all’interno di un’ambiente familiare?

RM – Non intervengo molto nelle collezioni moda perché sento di non avere più ‘le antenne’ ma chiedo consigli per MissoniHome.
JE – Non è facile, sei sempre sotto gli occhi di tutti a partire dai miei fratelli. Adesso mi confronto di più. Prima di imbarcarmi in una nuova avventura si parla tanto. Spesso Veronica e Kean rovistano nella mia collezione di tessuti, le mie grandi scatole contrassegnate dalle date e dal luogo da cui provengono.

Com’è cambiato il design negli ultimi anni?

RM – Non saprei dirlo, io adoro quello che ha fatto Hans J. Wegner negli anni 50. In casa ho la sua famosa Wishbone Chair, ne ho una in tutte le mie case. Quando il design è azzeccato lo tieni per la vita: semplice, funzionale, comodo, le linee sono leggere, indispensabili.
JE – Il design si rinnova in maniera molto più lenta rispetto alla moda. Se hai un’immagine forte, va curata, preservata e, allo stesso tempo, occorre puntare all’evoluzione. Negli anni 80 c’era un’immagine più classica, vicina all’antiquariato. A ciò ha fatto seguito una fase minimal; oggi assistiamo a un momento decorativo: vecchie tappezzerie caratterizzate da colori ispirati alla tradizione, ma più freschi. I giovani stanno sperimentando con idee divertenti, azzardano. In Italia siamo molto fortunati, se non avessimo l’eccellente manodopera che ci contraddistingue sarebbe difficile essere i primi, è una catena diretta, quasi a kilometro zero. I tessuti più belli, ad esempio, sono da sempre quelli prodotti a Caserta, seguiti da quelli veneziani.

In quali Paesi è maggiormente apprezzato il brand?

RM – Siamo molto amati nel nord Europa. Ricordo un aneddoto di due anni fa. Ero ad Oslo, una giornata di sole bellissima, la città era piena di gente e io avevo in programma diciassette interviste, eravamo ospiti dell’ambasciata. Sono uscita per incontrare la stampa all’aperto, sono stata fuori circa tre oltre e mi sono scottata il naso, a Oslo! Non mi era mai successo prima. Credo ci apprezzino molto perché i nostri colori scaldano la casa. I Paesi scandinavi hanno una vera passione per l’arredamento.
JE – Non essendo una linea minimal e dando molta importanza agli stampati siamo più indirizzati verso una clientela che ama questo genere di prodotto. In Italia, da Roma in giù, c’è un riscontro immediato, più difficile nelle regioni settentrionali, i gusti sono molto diversi. Nel nord Italia sono apprezzate le proposte in colori più neutri, non stampati, la cromia conta molto. All’estero Etro Home funziona bene perché è un marchio molto riconoscibile, ha un dna forte che ci aiuta. Siamo particolarmente apprezzati in Russia, Middle East e nel mercato asiatico, in particolare in Giappone dove siamo presenti in 30 department store.

Qual è il best seller della linea d’arredamento?

RM – Tutto ciò che è a righe e a zigzag. Le stampe MissoniHome sono ormai iconiche, come diceva mio marito: ‘Ne abbiamo fatte di tutti i colori’.
JE – Sicuramente i cuscini, magari stampati su tessuti particolari. I cuscini riescono a rinnovare l’arredamento con un prezzo relativamente contenuto.

Il pezzo a cui è maggiormente legato?

RM – La sedia ‘Miss’ bianca e nera inserita nell’ultima collezione, perfetta per i tempi contemporanei. Sono felice che siamo riusciti a renderla impilabile, il design deve essere anche funzionale.
JE – I plaid. In casa li metto dappertutto, tutto l’anno. Li tengo anche d’estate, anzi a volte con l’aria condizionata ce n’è più bisogno.

Un’intuizione che si è rivelata giusta e rifarebbe?

RM – Le tende a frange che vengono direttamente dalle nostre famose sciarpe, di quelle ce ne serviamo tuttora per il Salone del Mobile. Sono molto gradevoli perché permettono di vedere l’esterno dando all’interno un tocco in più.
JE – Cambiare le nostre cromie. Quando ho iniziato a seguire la linea Home la collezione era formata da pastelli sporchi, pensati soprattutto per una cliente donna. Ho introdotto colori nuovi più legati alla moda, adesso ci sono molte cose che transitano dalla moda alla casa e
viceversa; credo fermamente che la contaminazione funzioni benissimo, soprattutto da noi.

Un errore che, potendo tornare indietro nel tempo, non commetterebbe più?

RM – Abbiamo dovuto interrompere la realizzazione dei nostri alberghi, il primo era un vero gioiello a Edimburgo. Ci sono state delle incomprensioni con i partner e la collaborazione è cessata. Però è stata comunque una bella esperienza, mi ha molto arricchita. Forse avremmo dovuto essere più presenti.

JE – Abbiamo iniziato in Cina troppo presto, prima di essere abbastanza forti con la linea moda. Non essendoci ancora una profonda conoscenza del brand nel Paese per i primi anni il business è stato poco fruttuoso.

Un progetto che vorrebbe realizzare?

RM – Mi piacerebbe ripensare a un’esperienza nel campo alberghiero.
JE – A breve comunicheremo l’inizio di una più ampia collezione di mobili. Oggi produciamo alcuni pezzi continuativi, ma non ci siamo mai cimentati realmente, anche perché è un business piuttosto difficile dal punto di vista logistico. Grazie alla partnership con un’azienda italiana daremo vita a questo nuovo percorso.

Come si sviluppa la rete e-commerce diretta?

RM – Ci sono delle proposte MissoniHome all’interno del sito web, ma personalmente non sono così tecnologica. Mi limito a usare lo smartphone per guardare le foto dei miei bisnipotini che mi vengono inviate quasi quotidianamente, e amo fotografare il mio Monte Rosa.
JE – Abbiamo iniziato da pochi mesi ad inserire anche alcuni prodotti Etro Home all’interno dell’e-commerce. Per ora puntiamo su cuscini, tessili, oggettistica.

Qual è il suo rapporto con i social network?

RM – Ho un account Instagram, ma è stato creato dai miei nipoti.
JE – Ho un pessimo rapporto con i social network. Non ho molto tempo da dedicare e, inoltre, sono davvero poco esibizionista, ma un grande voyeur. Preferisco guardare gli altri piuttosto che farmi guardare. In Instagram do un’occhiata, ma mostro poco di me.

Qual è la sua casa preferita?

RM – Un po’ tutte, ma quella di Sumirago resta la più importante perché rappresenta la famiglia. Il piacere della casa, del giardino, dell’orto sono per me fonte di vera felicità. Ho avuto la fortuna di avere fino a sette case. Sono anche particolarmente affezionata alla proprietà in Sardegna (recentemente vista nella campagna Missoni primavera/estate 2017, ndr); tre case adiacenti con giardino e piscina in comune a Puntaldìa, a sud di Olbia, davanti all’Isola Tavolara. Un mare turchese meraviglioso.

JE – La casa in campagna sulle colline piacentine. Lì sono isolato, vivo nel verde, ho un giardino che amo molto e curo anche in prima persona quando riesco; è un momento di pace, mi sveglio con la natura. Per me è fantastico.