Cav. Lav. Antonio D’Amato Presidente Federazione Nazionale Cavalieri del Lavoro

“Siamo qualche centinaia, ma rappresentiamo quasi la metà del Pil italiano. Questa responsabilità dobbiamo esercitarla fino in fondo per la costruzione di una Italia più solida in un’Europa più forte“. Così il presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro Antonio D’Amato sottolinea il ruolo di primo piano della grande imprenditoria nazionale nel corso del convengo nazionale promosso dalla Federazione “La sfida alle democrazie occidentali. Il quadro delle nuove relazioni internazionali. Il ruolo dell’Europa e dell’Italia” nella splendida cornice del Teatro Filarmonico di Verona sabato 23 settembre. “Io credo che oggi chi ha la responsabilità di poter incidere in termini di opinione pubblica, in termini di formazione del consenso – continua il Presidente D’Amato –  su quella che è oggi realmente la partita in campo, non può fare da spettatore”. “Abbiamo bisogno di affrontare anche noi la nuova stagione politica che si apre in Italia ed in Europa con una visione ed una capacità di ruolo concretamente diversi. I rischi che abbiamo davanti sono molto consistenti e seri“.

Dopo l’introduzione del presidente del Gruppo Triveneto Guido Finati Martinati, David Held, Ordinario di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università di Durham Carlo Cottarelli, Direttore Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale tracciano i complessi scenari internazionali sullo stato delle democrazie minacciate da populismi e autoritarismi. “La democrazia è a metà strada tra disperazione e speranza” sottolinea Held. “C’è ancora possibilità di contenere la frustrazione generata dalla crisi economica, terrorismo e migrazioni. Dal ’45 in poi la democrazia è stata sostenuta da accordi e compromessi tra grandi forze. Quel mondo è crollato e ora le nazioni stentano a ritrovare la forza e la saggezza di incontrarsi su nuovi compromessi“. E chiude citando La Filosofia del Diritto di Hegel: “La saggezza viene quando ci si guarda alle spalle”.

Minor crescita, dinamiche della distribuzione del reddito, aumento dell’indebitamento, non funzionamento ascensore sociale, sono tra le cause indicate nel suo intervento da Cottarelli quali responsabili dell’aumento del populismo. “C’è il rischio – avverte il Direttore del Fondo Monetario Internazionale – una reazione politica che comporti risposte semplicistiche, a loro volta populistiche in qualche modo. Il tentativo potrebbe essere quello di usare la finanza pubblica e la leva fiscale come strumento per cercare consenso“. Questo porterebbe di nuovo ad una “crescita drogata”. Tra i rischi anche quello di “una deregolamentazione del settore finanziario” aggiunge accennando anche alla “crescita ipertrofica” registrata del settore finanziario, come negli Stati Uniti. “Spero che in Italia – conclude Cottarelli – emergano dei leader che possano portarci a soluzioni di lungo periodo“.

Seguono poi due tavole rotonde. La prima, animata da Sebastiano Maffettone, Ordinario di Filosofia Politica presso la Luiss Guido Carli, Paolo Mieli, storico e saggista, Angelo Panebianco, Ordinario di Scienza Politica presso l’Università di Bologna, e Antonio Patuelli, Presidente dell’Abi, centrata su come le grandi democrazie occidentali, di fronte alla forte recessione degli ultimi anni, condizionate sempre più da tensioni nazionaliste, rigurgiti protezionistici e spinte, non hanno saputo fare le riforme necessarie per rendersi competitive e garantire così la propria tenuta economica e sociale. Il presidente dell’Abi, in particolare, avverte del rischio che, in Italia, sul fronte dell’uscita dalla crisi stia prevalendo “un clima negativo, uno stato d’animo per cui la ripresa deve essere per forza insufficiente“. Frutto, secondo Patuelli, di superficialità e carenza di spirito critico”. Anche sul fronte dell’innovazione e della digitalizzazione “non è la prima rivoluzione industriale e non sarà l’ultima ma è la prima volta che non c’è ottimismo. C’è una carenza di lungimiranza“.

A seguire la discussione sul falso dilemma tra crescita e rigore con gli interventi di Giampaolo Galli, Camera dei Deputati – Commissione Bilancio, Stefano Possati, presidente Marposs, Alberto Quadrio Curzio, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei e di Lucrezia Reichlin, ordinario di Economia presso la London Business School.
Al termine del secondo panel, l’intervento di Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo e quindi del Presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro Antonio D’Amato. La Brexit – esordisce Tajani – apre una grande opportunità per l’Italia, che ha il dovere di entrare nel gruppo di testa dell’Europa insieme a Germania, Francia e Spagna. L’Italia non ha futuro fuori dall’Europa di fronte a colossi come Cina, India, Russia e Usa e deve sentire il dovere di mettere ordine in casa propria, per esempio avviando la riduzione del debito pubblico, per riconquistare credibilità e partecipare insieme a Germania, Francia e Spagna al gruppo di testa dei Paesi europei che debbono guidare la riforma dell’Unione europea, che non può ridursi alla creazione del ministro delle finanze unico, ma richiede grandi scelte politiche e democratiche a partire dal rilancio dell’economia reale e da un grande piano per l’Africa“.

Le sollecitazioni di Tajani v engono riprese e rilanciate dal Presidente Antonio D’Amato a conclusione dei lavori di fronte a una platea ricca di Cavalieri. “Bisogna mettere l’Europa al centro della nostra campagna elettorale, come è accaduto in Francia e Germania. E bisogna rilanciare con forza il tema dell’unificazione politica europea, perché senza un’Europa unita e forte il mondo rischia grosso, non solo dal punto di vista economico, ma anche per il mantenimento della pace, per la lotta alla fame e la tutela ambientale del pianeta“. “L’Europa – sottolinea il Presidente discutendo di scenari geopolitici – ha un ruolo fondamentale da svolgere all’interno del G20, che è il nuovo foro della governance mondiale, ma per farlo deve recuperare competitività. L’Italia, che è il secondo Paese manifatturiero d’Europa dopo la Germania, deve spingere per l’integrazione non solo economica, ma prima ancora politica, perché l’Europa, per tutelare i settori industriali in cui può ancora competere, deve parlare con una voce sola ai tavoli dove si decidono gli equilibri economici e politici globali“.

E quindi conclude sul ruolo strategico rappresentato dai Cavalieri del lavoro nel Paese. “Siamo qualche centinaia, ma rappresentiamo il 50% del Pil nazionale e sentiamo la responsabilità di richiamare le forze politiche, anche in vista della prossima campagna elettorale, a mettere il tema del rafforzamento dell’Europa al centro delle loro scelte per poter offrire risposte alle tre emergenze con cui dobbiamo confrontarci: appunto la sostenibilità ambientale del paese, la lotta alla fame e la tutela della pace“.

Visualizza qui il Programma dei Lavori
Visualizza qui la Rassegna Stampa


Fonte: www.cavalieridellavoro.it