“Un balzo di SISTEMA”

È ‘il’ presidente del fashion italiano.
Il numero uno di Smi, Pitti e della neonata Confindustria Moda descrive
il nuovo “peso rilevante” del settore, e la “svolta epocale” di fiere e sfilate.

di Alessia Lucchese

Per definirlo, oggi, basta una sola parola: presidente. Per Claudio Marenzi, il 2017 è stato l’anno della consacrazione a uomo simbolo del sistema moda italiano. Già numero uno di Smi-Sistema Moda Italia dal 2013 (proprio a luglio è iniziato l’iter per individuare il suo successore) e di EmiEnte Moda Italia da fine 2016, quest’anno il patron del marchio Herno ha visto il proprio curriculum ampliarsi con la nomina a presidente di Pitti Immagine, l’ente che organizza la rassegna fiorentina dedicata alla moda maschile, ma anche quelle dedicate a bimbo, filati, fragranze e saloni come Taste e Modaprima. Soprattutto, Marenzi è stato il deus ex machina di Confindustria Moda, la nuova super federazione che da gennaio 2018 rappresenterà tutta la filiera, riunendo in un’unica sigla Smi e Fiamp, la Federazione italiana accessori moda persona che al suo interno raggruppa Aimpes (Associazione italiana manifatturieri pellettieri e succedanei), Aip (Associazione italiana pellicceria), Anfao, Assocalzaturifici e Federorafi, e Unic (Unione nazionale industria conciaria). Chi presiederà questo ‘ministero’ della moda? Ancora lui, Marenzi. Uomo solo al comando, descrive a Pambianco Magazine le nuove sfide industriali (e non solo) del settore.

INTERVISTA

Presidente, partiamo dal passaggio più ambizioso per il sistema: Confindustria Moda cosa rappresenta per il settore?

Confindustria Moda è stato il frutto di un lavoro lungo  complesso, ma fortemente voluto da tutte le associazioni. Ognuna ha fatto un passo indietro, superando l’individualismo che ha contraddistinto il settore per molto tempo, e allo stesso tempo abbiamo fatto insieme un grande balzo in avanti dando vita a una federazione grazie alla quale il sistema moda italiano avrà un peso rilevante in Confindustria. Parlano i numeri: con un fatturato di 88 miliardi di euro, di cui il 62% generato dalle esportazioni, 67mila imprese e 580 mila addetti, diventiamo la seconda forza produttiva del Paese. Conteremo di più in Confindustria e nel dialogo tra Confindustria e il governo.

Cosa è stato fatto in questi mesi?

Possiamo considerare il 2017 come un anno dedicato all’organizzazione, in vista dell’operatività a partire dal 1° gennaio 2018. Stiamo dedicando molto tempo al dialogo fra le diverse anime della federazione, un confronto dal quale nascono le scelte che costruiranno il nostro lavoro dei prossimi anni. Le aree su cui lavoreremo, e che offriranno servizi congiunti alle associate, sono tre: la parte sindacale, quella legale, con un focus sul problema della contraffazione, e un centro studi unitario dove possano confluire tutti i diversi organismi delle singole associazioni.

Confindustria Moda è nata dal Tavolo della Moda, il comitato coordinato dal Ministero dello Sviluppo economico voluto prima dal ministro Carlo Calenda e oggi guidato dal sottosegretario Ivan Scalfarotto. Conquistare una dignità a livello istituzionale ha facilitato l’avverarsi di un progetto voluto da tempo?

In questi anni essere supportati dal Governo, dal Ministero e dall’Agenzia Ice è stato di fondamentale importanza. Dal 2010 l’industria della moda ha attraversato un periodo di grandi sfide che hanno inevitabilmente ridimensionato il sistema. Avere dalla nostra parte il supporto dei governi di Matteo Renzi prima e di Paolo Gentiloni poi, del ministro Carlo Calenda all’inizio e del sottosegretario Ivan Scalfarotto oggi, è stato di grande aiuto, soprattutto per salvaguardare il monte della filiera. Per la prima volta abbiamo potuto dialogare con persone capaci di dimostrare una sensibilità differente nei confronti di questo settore, comprendendo la sua importanza.

Bisogna anche ricordare che in questi ultimi anni le principali associazioni del comparto hanno rinnovato i propri vertici, contribuendo a un forte ricambio generazionale e strategico per il settore.

Le persone fanno certamente la differenza, specialmente se sono predisposte a collaborare. Sono convinto che ci sia stata una combinazione quasi magica: le persone giuste, al momento giusto, nel contesto giusto.

La capacità del sistema di fare gioco di squadra è al centro dell’evento ‘Milano XL – La festa della creatività italiana’, anche questo nato dal Tavolo della Moda. Cosa può rappresentare per il settore?

Claudio Marenzi con Ivan Scalfarotto, Dario Nardella, Andrea Cavicchi e Paolo Magri all’apertura dell’edizione 92 di Pitti Immagine uomo

Sarà un momento epocale. Per la prima volta durante la settimana della moda, uno dei momenti più rilevanti per il nostro settore, saranno presenti tutti gli attori, dalle fiere alle associazioni di categoria, passando per le grandi griffe. La scelta di due fiere importantissime per il made in Italy come theMicam  Mipel di avvicinarsi ai giorni della fashion week è un’ulteriore conferma della volontà di tutto il comparto di collaborare per fare grande questa industria. Senza dimenticare quanto il fatto di poter beneficiare della presenza in città dei buyer e dei media che seguono i marchi che sfilano sia determinante per il business delle aziende del mondo dell’accessorio, per la maggior parte di dimensioni medie e piccole.

Cosa ne pensa della regia a due tra Fondazione Altagamma e Confindustria, con il supporto del Comune di Milano?

È una perfetta combinazione tra due player rilevanti. La loro azione congiunta ha portato a un coordinamento trasversale delle installazioni sotto la regia di Davide Rampello, e le associazioni confindustriali sveleranno l’animo più industriale e commerciale. È però importante ricordare anche l’appoggio dimostrato dalla Camera nazionale della moda italiana, che contribuirà a rendere speciale questa settimana, oltre che con le sfilate, con l’evento dedicato ai ‘Green Carpet Fashion Awards’, dei veri e propri Oscar della moda sostenibile, che vogliono attirare l’attenzione su un tema sempre più sentito dai consumatori. La prossima fashion week sarà un momento di grande coesione, dove tutti gli attori, che comunque mantengono una propria autonomia, contribuiranno a fare di Milano la capitale mondiale della moda e dell’accessorio.

Dopo Confindustria Moda e Milano XL, quali sono le sfide che affronterà il Tavolo della Moda?

Uno dei temi su cui già stiamo lavorando è quello della sostenibilità. Come Smi siamo stati entusiasti di collaborare con Cnmi, Altagamma, Federchimica, Associazione Tessile Salute e Unic sulle linee guida per i requisiti eco-tossicologici dei prodotti, soprattutto perché è il mondo industriale a essere chiamato a compiere il grosso di questa rivoluzione. Come dicevo poco fa, i ‘Green Carpet Fashion Awards’ saranno un’ottima occasione per puntare i riflettori su un tema così importante. Anche la formazione sarà al centro delle prossime iniziative del Comitato. Se in Italia siamo forti dal punto di vista creativo, con scuole e accademie di rilenvanza internazionale, dobbiamo fare molto di più sul fronte tecnico. Abbiamo un patrimonio professionale da difendere e tramandare alle nuove generazioni, rendendolo più appetibile ai loro occhi.

Un altro argomento caldo per l’industria della moda è quello delle date di fiere e fashion week. Come Smi avete di recente affrontato, con successo, questa problematica anticipando Milano Unica a luglio…

Quello ottenuto da Milano Unica è stato un grande risultato, frutto di un grande lavoro promosso dal presidente Ercole Botto Poala e che ha coinvolto tutti i distretti del tessile italiano. Anche in questo caso, il successo è arrivato perché c’è stato un ottimo gioco di squadra. Inoltre, il tessile ha dimostrato la sua concorrenzialità anche nei confronti dei competitor, in primis sulla Francia e su Première Vision.

Dopo Milano Unica, secondo lei potremmo assistere a una rivoluzione dei calendari di fashion week e fiere nel breve termine?

Risponderò con un aneddoto. Il mio primo Pitti Immagine Uomo è stato nel 1978 e all’epoca la fiera andava in scena a febbraio e a settembre. Oggi il salone, invece, si tiene a gennaio e a giugno. Le date sono cambiate in base alle esigenze del mercato. Attualmente, per esempio, gran parte dei fatturati è realizzato con le pre-collezioni, un fenomeno che ha
ricevuto un grande impulso negli ultimi 5-6 anni. Fare previsioni, in un mondo che svela di continuo scenari imprevedibili, è molto difficile. Per il momento non c’è l’intenzione di modificare il timing attuale, in futuro vedremo. Probabilmente, Milano Unica, cinque anni fa, non avrebbe mai pensato a un anticipo di data, ma di fronte alla necessità di rispondere in modo nuovo ai propri clienti, ha fatto una scommessa. E, rischiando, l’ha vinta. Potrebbe accadere di nuovo? Difficile rispondere, ma sono sicuro che l’industria saprà restare al passo con i cambiamenti del mercato.

Nelle ultime stagioni stiamo assistendo a una rivoluzione degli schemi di presentazioni delle collezioni con il diffondersi delle sfilate co-ed. Come giudica questo fenomeno?

L’unificazione uomo-donna penso sia un’ulteriore prova di come questo settore sia capace di adattarsi sempre ai cambiamenti. Si sta delineando una strategia nuova: distaccare il momento della vendita da quello mediatico. Sarà interessante osservare l’evolversi di questo fenomeno.

Questa formula, secondo lei, non sta impoverendo la fashion week maschile di Milano?

un momento della conferenza stampa di presentazione di Confindustria Moda

Credo che il nostro calendario dell’uomo sia il più vivace e completo. In Francia c’è la fashion week di Parigi, nel Regno Unito c’è quella di Londra…noi abbiamo la fortuna di avere una settimana della moda maschile italiana, che inizia a Firenze e finisce a Milano, che coniuga fiera e sfilate, coinvolgendo due delle più importanti città d’Italia a un’ora e mezza di treno. E ancora una volta è stato possibile arrivare a un traguardo simile grazie alla voglia di collaborare che si è creata tra Pitti Immagine e Cnmi.

Pitti Uomo è considerata dal mondo fashion la manifestazione fieristica maschile più importante al mondo. Che lezione ne deriva?

Pitti Uomo è riuscita ad andare oltre il concetto di fiera commerciale, trasformandosi in un happening capace di unire moda, cultura e innovazione. È un format in cui confluiscono attori diversi, dai buyer dei multibrand a quelli dei grandi department store a caccia di tendenze, fino agli influencer e i media. In quei quattro giorni confluisce il meglio della produzione, della distribuzione e della comunicazione worldwide. Credo che l’insegnamento che Pitti possa dare sia questo: ampliare lo spettro delle iniziative e puntare su una selezione di marchi di altissima qualità.

®fonte: magazine.pambianconews.com