di Luca Rossi

Con l’accelerazione compiuta a fine 2017 la produzione lombarda si avvicina ai livelli pre-crisi. È la foto che emerge dall’analisi di Unioncamere Lombardia e Confindustria Lombardia. Nel quarto trimestre 2017 si registra, infatti, una crescita della produzione industriale (+5,1%) ed anche un deciso incremento congiunturale (+1,9%) rispetto al trimestre precedente. Questi risultati portano ad una crescita media annua pari al +3,7%, decisamente superiore a quella del 2016 (+1,3%). Anche per le aziende artigiane manifatturiere si registra un’accelerazione pari a un +3,1%, associata ad un incremento congiunturale (+0,7%) e la crescita media annua risulta così pari a +2,6%, più del doppio rispetto alla crescita media annua del 2016 (+1,2%).

Da un punto di vista settoriale, il 2017 si chiude con un risultato complessivo della produzione che mostra un’unica variazione ancora negativa per il tessile (-0,8%). Tutti gli altri settori sono in crescita con siderurgia (+5,9%) e pelli-calzature (+5,8%) più dinamici seguiti da meccanica (+4,7%), gomma-plastica (+4,4%), chimica (+4,2%) e minerali non metalliferi (+4,2%). Sotto la media, ma in sua prossimità, si trova il legno-mobilio (+3,4%), seguito dalle industrie varie (+2,3%) e dagli alimentari (+2,3%). Infine, gli incrementi più contenuti si registrano per la carta-stampa (+1,6%), l’abbigliamento (+1,3%) e i mezzi di trasporto (+0,9%).
Anche per l’artigianato il 2017 è globalmente positivo, con solo le pelli-calzature in calo significativo (-4,4%). Altri tre settori (legno-mobilio, alimentari e carta editoria) mostrano un segno negativo ma, vista l’intensità della variazione (-0,1%), si tratta sostanzialmente di stabilità dei risultati. All’opposto crescono significativamente la siderurgia (+5,0%) e la meccanica (+4,9%), seguiti dai minerali non metalliferi (+3,5%). Poco sotto la media troviamo le manifatturiere varie e la gomma-plastica (+2,1%). Con incrementi meno intensi si segnalano il tessile (+1,2%) e l’abbigliamento (+0,4%).

Gli ordinativi provenienti dal mercato interno accelerano ulteriormente la crescita tendenziale segnando un +7,5% e, come per gli altri indicatori, il dato congiunturale conferma l’accelerazione di quest’ultimo trimestre (+2,5%). Complessivamente il 2017 si chiude con un incremento del 5,2% degli ordini interni. Il mercato estero segue la stessa dinamica con tassi di crescita più intensi: +10,0% la variazione tendenziale, +2,3% la variazione congiunturale e +7,5% la crescita media annua. La quota di fatturato ricavata dalle esportazioni dall’industria rimane stabile oltre il 40%. Le imprese artigiane mostrano un miglioramento del risultato tendenziale (+2,6%) per domanda interna, incrementando anche la crescita congiunturale (+0,7%). Questi risultati portano ad un incremento medio annuo del 2,1%. La domanda estera delle imprese artigiane, invece, mostra un’accelerazione più marcata relativamente alla variazione tendenziale (+4,5%) che, associata ad un incremento dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, porta la crescita media annua al +2,9%. Il canale estero per le  imprese artigiane svolge sempre un ruolo marginale, con la quota del fatturato estero sul totale in lieve calo (6,8%).

L’occupazione per l’industria presenta un saldo nullo, risultato positivo se si considerano gli effetti stagionali che vedono concentrarsi a fine anno le pratiche di cessazione dei rapporti di lavoro. Considerando il dato corretto per gli effetti stagionali del quarto trimestre si registra un incremento dell’occupazione dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Complessivamente l’occupazione è cresciuta dello 0,5% nel corso del 2017. Stabile il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 7,2% e la quota sul monte ore dell’1,0%. Nell’artigianato crescono sia il tasso d’ingresso (2,0%) che il tasso di uscita (2,3%), determinando un saldo negativo (-0,3%); al netto degli effetti stagionali la variazione occupazione risulta invece nulla. Per gli artigiani si riduce il ricorso alla CIG con una quota di aziende che scende all’1,4% e una quota sul monte ore che quasi si annulla (0,1%).

Anche per quanto concerne gli investimenti i risultati sono positivi. La quota di imprese che dichiara di aver fatto investimenti nel 2017 cresce sia per l’industria (64%) che per l’artigianato (34%), come anche quella di chi prevede di fare investimenti il prossimo anno (63% per l’industria e 28% per l’artigianato). Gli incentivi previsti dal Piano Nazionale Industria 4.0 sembrano incidere sulle decisioni di investimento delle imprese industriali, che incrementano gli investimenti in macchinari ed informatica a discapito degli immobili. Il fenomeno non si osserva invece per l’artigianato, dove gli investimenti in valore aumentano per i fabbricati, mentre cresce la percentuale di imprese che ha effettuato investimenti in macchinari e informatica.

Le aspettative degli imprenditori industriali sulla produzione per il prossimo trimestre sono in miglioramento, con la quota di imprenditori che non prevede alcuna variazione ferma al 59%. Considerando la dimensione d’impresa le aspettative appaiono omogenee con un ottimismo crescente all’aumentare della dimensione. Positive anche le aspettative degli imprenditori relativamente ai livelli occupazionali, e in crescita, con una riduzione della quota di chi non prevede alcuna variazione (77%). Anche in questo caso sono le medie e le grandi imprese ad essere più ottimiste, mentre per le piccole imprese il saldo tra previsioni di crescita e diminuzione è limitato e la quota di imprenditori che prevedono stabilità dei livelli rimane poco oltre l’80%. Le aspettative degli imprenditori sulla domanda sono in sensibile miglioramento, sia considerando il mercato interno sia considerando quello estero, grazie ad una riduzione della quota di chi prevede una diminuzione degli ordini. La quota di imprenditori che non si aspettano variazioni della domanda estera cresce leggermente al 63% mentre resta stabile quella relativa al mercato interno (64%). Nel caso dell’artigianato, le aspettative mostrano una flessione generalizzata tornando in territorio negativo per la domanda interna, ma restando in campo positivo per domanda estera, produzione ed occupazione.