Assolombarda presenta un volume su come evolverà il lavoro fino al 2030

Assolombarda ha presentato il 17 maggio scorso il libro “Il Futuro del Lavoro”, che espone la visione dell’associazione sul futuro del lavoro e alcune proposte di policy del mondo imprenditoriale del territorio in materia di lavoro, con uno sguardo rivolto al 2030.

a cura di Luca Rossi

Il documento, nato dalla collaborazione con Adapt e dal confronto con le imprese, prende spunto dalla considerazione che il tema del lavoro più che oggetto di contese ideologiche debba essere affrontato attraverso un confronto costruttivo su due piani, quello nazionale e quello locale, da cui possano scaturire proposte concrete su un argomento centrale per lo sviluppo del Paese, delle imprese e della società civile.

I fattori chiave

Il volume è il primo di una serie dedicati ai temi strategici per la crescita delle imprese, delle persone e del territorio. Dall’analisi del contesto sono stati individuati i fattori chiave per comprendere i cambiamenti nel mercato del lavoro. A cominciare dall’impatto delle nuove tecnologie sull’occupazione e l’organizzazione, dalle competenze trasversali, la formazione continua e le politiche attive che, alla luce delle nuove professioni che nasceranno, diventeranno sempre più strategici. Senza dimenticare i fattori demografici, come il prolungamento dell’aspettativa di vita, il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione e la sostenibilità del sistema di welfare. Va, inoltre, sottolineato il ruolo del territorio che tornerà ad essere centrale, grazie all’integrazione di sistemi fisici anche distanti tra loro come conseguenza della globalizzazione digitale, e infine le nuove sfide della rappresentanza.

Il futuro del lavoro

Dallo scenario si passa poi alla formulazione di proposte da condividere con i decisori pubblici, alcune delle quali possano essere calate rapidamente sul territorio e diventare progetti concreti con l’obiettivo di aprire un dibattito e contribuire alla costruzione di un mondo del lavoro che sappia sostenere e vincere le sfide del prossimo decennio. Ci sono poi aspetti di rilievo nazionale quali ad esempio la semplificazione e la razionalizzazione del quadro regolatorio, dando al contempo maggior spazio alla contrattazione di secondo livello, per sostenere le imprese nella partita della produttività e della qualità del lavoro. A ciò si aggiunge l’opportunità della semplificazione del quadro normativo in materia di disabilità, la promozione dell’occupabilità dei lavoratori con malattie croniche e la stesura di un Testo Unico del Welfare. Inoltre andrebbe anche considerata la possibilità di un contestuale processo di unificazione di parte della regolamentazione sul lavoro a livello europeo, in modo da ridurre i livelli di adattamento a livello nazionale. Oltre al ripensamento del sistema previdenziale, al fine di tutelare le transizioni occupazionali e costruire un sistema in cui pubblico e privato garantiscano chi si affaccia oggi nel mercato del lavoro. Dal documento emerge poi la necessità di un deciso cambio di passo nelle politiche attive volte a prevenire e gestire, se possibile anticipatamente, la disoccupazione. Così come un ripensamento dell’attuale concetto sull’orario di lavoro e la previsione di nuovi modelli, più compatibili con l’economia digitale. Poi una proposta sulla professionalità e le competenze. Dallo sviluppo dell’apprendistato di primo e terzo livello al rilancio dell’alternanza scuola-lavoro, anche attraverso una maggior collaborazione tra scuola e impresa; alla promozione degli studi Stem fino al rafforzamento dell’impegno sugli ITS. Infine il tema della rappresentanza, con l’introduzione di una legge dedicata, che si ponga in termini di concreto sostegno a un miglior quadro regolatorio delle relazioni industriali.