La prova alla quale è sottoposta Milano non è delle più semplici. Dopo la crisi degli ultime stagioni, la città è tornata in vetta nella rosa delle capitali della moda mondiale che attraggono più show e, di conseguenza, più business, superando New York e scalzando Londra. Fin qui quello che la moda è riuscita ad ottenere grazie (anche) al costante monito del Fare sistema e al Tavolo della moda che era nato proprio sotto questo auspicio. E ora? La ripresa, in realtà, è avviata e, come una locomotiva, continua ad andare un po’ per inerzia, un po’ per la capacità degli attori (la Camera nazionale della moda italiana, Confindustria Moda e le fiere) di cavalcare le trasformazioni del fashion system, a partire dalle sfilate co-ed. La conferma della centralità di Milano nel panorama arriva anche dall’impegno privato di un colosso come Amazon Moda che ha scelto di sponsorizzare la Vogue for Milano (l’ex Vogue Fashion Night Out). Ma anche per la locomotiva è stata un’estate di stallo. Ancora a luglio c’erano parecchi interrogativi su quello che è stato l’emblema del fare sistema, il simbolo Milano XL, l’evento che ha fatto nominalmente da raccordo tra le sfilate donna, le fiere e gli eventi moda aperti al pubblico, coinvolgendo il Comitato della Moda e dell’Accessorio Italiani (che con la regia del ministero dello Sviluppo Economico mette assieme saloni di calzature, pelletteria, abbigliamento, défilé). La certezza di rifare Milano XL è arrivata solo ai primi di settembre con una conferenza stampa alla quale però non era presente alcun esponente dell’attuale governo.

Insomma, Milano mostra un certo fermento, nonostante il confronto con Parigi non sia semplice visto il richiamo che da sempre la Ville Lumiere ha verso i brand di moda, tra gli ultimi Cédric Charlier e Gucci che sfileranno lì a settembre. La sfida, però, torna ad essere in quel dialogo tra Milano, sinonimo di business, e Roma, culla delle istituzioni, che ad oggi sembra annacquato. E la vicenda di Milano XL ne è in qualche modo l’emblema.
L’ultimo Tavolo della moda si è tenuto lo scorso marzo, poco prima delle elezioni. Da allora gli appuntamenti del Tavolo si sono interrotti, complice il fatto che fino al primo giugno il dicastero del Mise è stato vacante e che ad oggi, dopo la nomina il primo giugno di Luigi Di Maio ministro dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle Politiche sociali e a cascata dei quattro sottosegretari (Andrea Cioffi, Davide Crippa, Dario Galli e Michele Geraci), non sono state ancora affidate le deleghe per la moda. L’ultimo Tavolo della moda di marzo ha però lasciato una sorta di eredità: in quella occasione l’allora sottosegretario al Mise, Ivan Scalfarotto, aveva annunciato la seconda edizione di Milano XL. Nei mesi successivi, però, è calato il più assoluto silenzio da parte degli organizzatori, ovvero Mise, Comune di Milano e Confindustria (con il supporto dell’agenzia Ice), tanto da posticipare da luglio a fine agosto (e poi, appunto, a inizio settembre) la confe renza stampa di presentazione, quasi a mantenere un riserbo a tratti ingiustificato visto che l’appuntamento, con tanto di dettagli, era già stato annunciato a marzo.

Una novità strutturale è che, alla sua seconda edizione, Milano XL perde un pezzo: tra gli organizzatori quest’anno non figura Fondazione Altagamma. Confermato invece il coinvolgimento di Anfao, Cosmetica Italia, Federorafi, Unic e Milano Unica con il suo partner storico Smi che presenteranno sei installazioni (quest’anno, sei cubi) in diversi punti della città. L’appuntamento 2018 inizierà il 12 settembre e si chiuderà il 24 a chiusura della fashion week. Avrà la regia di Luca Stoppini, storico art director di Vogue Italia (che riceve il testimone da Davide Rampello) e sarà studiato attorno al tema della sostenibilità, avendo poi nei Green Carpet Fashion Awards uno dei propri eventi cardine. Per Milano XL il governo Gentiloni ha stanziato un investimento di 2,4 milioni di euro, gestiti dall’agenzia Ice e che rientrano nel Piano straordinario per la promozione del Made in Italy per il 2018. Ecco spiegato, appunto, la conferma di Milano XL.

Secondo quanto risulta a Pambianco Magazine, la gestione dell’evento è stata affidata a Confindustria mentre a livello istituzionale, Milano e Roma appaiono poco coinvolte. Se per Palazzo Marino questo rappresenta un iter normale (il comune di Milano ospita ma non organizza direttamente), più significativa è la posizione del Mise che si è defilato a causa della mancata assegnazione della delega alla moda. Quello che può sembrare un vizio burocratico nasconde però un interrogativo. Quale sarà la gestione di tutto il fashion system con il nuovo governo? In occasione dell’apertura di Pitti Uomo a giugno, il neo ministro per i Beni Culturali Alberto Bonisoli (e già direttore della scuola milanese di moda e design Naba) aveva rassicurato la platea di imprenditori garantendo un’attenzione particolare alla moda. Le parole del ministro non hanno però rasserenato le preoccupazioni in seno al settore della moda, palpabili ed emerse già nelle ultime manifestazioni di settore, in particolare modo a Milano Unica a luglio (dove erano assenti proprio le istituzioni da Roma). Nel frattempo, entro la fine dell’anno sarà votata la legge di stabilità. Eventuali stanziamenti per attività future nel settore anche nella moda passano da lì. Si tratterà di capire se verrà posto rimedio a quello che a molti addetti del settore è sembrato un raffreddamento dei rapporti tra le istituzioni di Roma e la moda di Milano.