La ripresa della volatilità sui listini azionari, la compressione dei ritorni offerti dal mondo obbligazionario e la progressiva ritirata dalle Banche Centrali dopo anni di espansione monetaria stanno contribuendo a rendere particolarmente appetibili gli investimenti alternativi.

In uno scenario contraddistinto da mercati azionari che si trovano in una fase matura del ciclo, da una ormai consolidata compressione dei ritorni offerti dal segmento obbligazionario, dalla progressiva “ritirata” delle banche centrali dopo anni di espansione monetaria e dalla ripresa della volatilità è necessario individuare temi di investimento che, collocandosi tra il mondo bond e quello equity, possano generare performance, nel rispetto dell’ottimizzazione del rapporto rischio-rendimento.

È quindi corretto cercare di inserire in portafoglio strategie meno legate all’andamento delle asset class tradizionali, in un’ottica di maggiore diversificazione ed efficientamento: stiamo parlando degli investimenti alternativi. Per investimenti alternativi si intendono quei prodotti che in linea generale, investendo sia in posizioni lunghe sia in posizioni corte, cercano di sfruttare le inefficienze che si creano nei diversi mercati, gestendo il rischio con ampia flessibilità: l’obiettivo è di poter generare rendimenti stabili e decorrelati, a fronte di un livello di volatilità contenuta.

In un contesto incerto come quello attuale, scelte di investimento di tipo direzionale, ovvero che puntano solo sulle obbligazioni o azioni, sono infatti di difficile gestione e spesso si rivelano inefficienti. Per ottenere rendimenti dai portafogli equity bisognerebbe sopravvalutare il mercato azionario, con il timore di un’imminente correzione e dall’altro lato investire in bond, in un mondo ancora con tassi a zero, non costituirebbe più una valida soluzione di diversificazione del portafoglio come in passato.

Le strategie alternative, orientandosi verso settori o aree di mercato con maggiori inefficienze, rappresentano oggi un’ottima opportunità, anche alla luce del prossimo e progressivo aumento dei tassi, già in corso negli Stati Uniti e annunciato dalla BCE per il 2019. Infatti, storicamente, uno degli scenari migliori per i gestori attivi è quello in cui i tassi sono in salita, o in via di normalizzazione, ovvero quando si fa più evidente la differenza tra business con prospettive di crescita e business che non ne hanno: adottando strategie alternative di tipo long-short si possono così cogliere occasioni profittevoli sia sulla parte lunga sia su quella corta di portafoglio, massimizzando il risultato.

In presenza di tassi a zero, con costo del denaro nullo, invece, è più difficile distinguere i business in grado di generare utili nel lungo periodo. Oggi il fenomeno dei tassi a zero, meglio conosciuto come Quantitative Easing, ha infatti creato delle distorsioni nelle valutazioni che hanno premiato i titoli vicini ai bond come utilities, telecomunicazioni e beni di consumo, che saranno invece molto probabilmente penalizzati nel breve.

Per poter investire in strategie alternative su scala globale una delle soluzioni più efficienti è potersi avvalere di un team multimanager di professionisti che goda di una fitta rete di relazioni create nel tempo con i talenti dell’industria, in grado di selezionare i gestori con un reale vantaggio competitivo distintivo e di combinarli opportunamente in funzione del contesto macroeconomico e finanziario.

Investire in strategie alternative significa dunque individuare dei temi di mercato in grado di offrire, attraverso metodologie non convenzionali, opportunità di rendimento interessanti a fronte di un livello di volatilità contenuta, funzionando alla stregua di uno stabilizzatore di portafoglio.

Matteo Santoro, Portfolio Manager _ Gruppo Kairos