La finanza non deve spaventare, ma diventare un partner delle aziende. In ogni loro fase, dallo sviluppo delle potenzialità alla continuità quotidiana, fino al salto dimensionale offerto dal confronto col mercato dei capitali. Il 23° Summit Pambianco Deutsche Bank ha proposto l’abituale chiave di lettura del settore da parte dei protagonisti della finanza.

Quest’anno, il tema è stato affrontato attraverso una tavola rotonda in cui, oltre al conduttore Enrico Mentana, sono intervenuti tre ospiti rappresentativi di tre momenti del rapporto con l’azienda: Alessandro Binello, Managing Partner Made in Italy Fund, Laura Lazzarini, Head of Corporate Finance Products SME Clients Deutsche Bank e Luca Peyrano, CEO Elite (London Stock Exchange Group).

IL FONDO MANCANTE

Ad aprire la discussione è stato Binello, raccontando le origini del fondo, e della liaison con Pambianco. “Il Made in Italy Fund – ha esordito – è un progetto che mancava nel mercato italiano. Il fondo guarda ai settori chiave del made in Italy, cui fornire denaro, persone, contatti, opportunità di percorso virtuoso. Da qui la relazione con Pambianco, con cui lavoriamo sul progetto da due anni, ed è un partner di competenze. Non è certo uno sleeping partner, perché massimo esperto in questo settore”. La fase operativa è partita quest’anno: il fondo è stato costituito a gennaio, e da allora sono state visionate 117 operazioni, analizzati bene una quarantina di progetti e chiusa una acquisizione (120% Lino). A breve ha aggiunto il manager, ne arriveranno altre due, “ma non possiamo preannunciare quali. Chi è coinvolto con quelle aziende è giusto che venga a conoscenza dell’operazione quando conclusa”.
Secondo Binello, sono molte le aziende italiane che hanno necessità di un partner. “Sulle
35mila aziende italiane, un soggetto di punta come Carlyle ne può comprare quante?  Un centinaio? Alle altre pensiamo noi, con un servizio diverso, a cominciare da persone e approccio internazionale”. Non a caso il fondo, che ha già raccolto 200 milioni, “aumenterà ancora e lo investiremo tutto”.

LA FINANZA QUOTIDIANA

L’apporto di risorse e competenza della finanza si declina anche nella gestione  quotidiana. “Noi seguiamo le società a 360 gradi – ha esordito Lazzarini – e siamo al loro fianco nella vita ordinaria e per percorsi di lungo termine. Perciò, non usciamo come fa, per sua natura, un fondo di investimento”. “Le società di mondo moda che sono nostre clienti – ha aggiunto – sono almeno un centinaio. Ci cercano per una crescita organica”. Insomma, la banca, ha sottolineato la manager, non fa solo la banca, ma offre consulenza in ambito finanza quando emergono i bisogni, con il vantaggio di conoscere il cliente e le sue strategie. E, soprattutto, la sua storia”. “La cosa più difficile è il salto dimensionale dopo i 20-25 milioni”. Qui entrano in gioco altre dinamiche. E può entrare in gioco l’orizzonte della Borsa.

UNA SCUOLA PER PIAZZA AFFARI

Ma l’approccio con la quotazione è uno scalino spesso insormontabile, anche e soprattutto per ragioni culturali. Di questo ha tenuto conto Borsa Italiana, nel 2012, quando ha creato il progetto Elite, piattaforma di avvicinamento agli investitori e alla, eventuale, quotazione. “Abbiamo proposto questo progetto in piena crisi – ha raccontato Peyrano – quando dalle aziende percepivamo sconforto e diffidenza, e c’era una distanza tra finanza e industria che si stava addirittura ampliando”. La risposta del listino milanese è stata quella di inventarsi un canale privilegiato e facilitato di approccio a Piazza Affari. “Abbiamo creato – ha proseguito il manager – un ambiente dove si privilegiava un dialogo per la crescita, impostando un dialogo che utilizzasse un linguaggio non nostro, ma loro, delle aziende. E la cosa ha funzionato bene”. Recentemente, il progetto Elite ha superato quota mille aziende, due terzi sono italiane e almeno un 30%, secondo Peyrano, si muove potenzialmente verso la quotazione. Elite, infatti, “è il primo fornitore di quotazioni per la Borsa – ha continuato il manager – anche se il mio team non parla di quotazione finché non lo chiedono le aziende.  Cerchiamo di essere rispettosi di strategie ed equilibri familiari”. Quello di Elite, del resto, “è un percorso in cui non tutti riescono a entrare, poiché ci sono criteri di ammissione e parametri che devono essere mantenuti nel tempo. Si tratta di un percorso di formazione, networking e familiarità con la finanza, non necessariamente con la quotazione. E in questo percorso possono concretizzarsi altre varianti come operazioni di acquisizione o l’emissione di bond”.