La moda non trova quasi 50mila posti. La sfida è renderli tutti integrati con l’INDUSTRIA 4.0

Manualità e It, manifattura artigianale e innovazione tecnologica. Anche per la moda, al pari degli altri settori industriali, il richiamo dell’industria 4.0 è ormai una realtà. L’immagine da cartolina della sarta che cuce con ago e filo l’abito da mille e una notte non è completamente appannata. La sarta c’è ancora. Ma accanto all’ago e al filo deve saper usare il computer, le chat aziendali e avere un’infarinatura sull’uso dei software dedicati alla moda. Insomma, la tecnologia sta cambiando le carte anche in un settore che ha sempre puntato sulla tradizione come quello manifatturiero. Divenendo, forse, la carta vincente per risolverne il paradosso occupazionale.

I dati di scenario sulla moda tratteggiano una situazione differente da quella nazionale. Secondo le ultime stime di Unioncamere sull’evoluzione attesa della domanda di lavoro in Italia nel periodo 2017-2021, presentate da Sistema moda Italia all’ultima edizione di Job&Orienta a fine novembre, il mercato del lavoro del settore moda allargato ha bisogno nei prossimi cinque anni di 47.330 nuovi addetti in tutti i segmenti della filiera.

COSA SUCCEDE NEI DISTRETTI

I dati nazionali trovano un sostanziale riscontro a livello locale. A Biella, secondo una stima elaborata dall’Unione Industriale Biellese, il fabbisogno di addetti sul territorio da impiegare nel settore tessile è di circa 1.200 persone nei prossimi cinque anni. In Toscana, nel solo territorio di Firenze, secondo Confindustria Firenze, la richiesta di nuovi addetti negli ultimi due anni è stimata di oltre 3mila da inserire sostanzialmente nell’ambito pelletteria. A queste si aggiungono le richieste nelle province di Lucca, Pistoia e Prato per i settori del tessile, moda e calzaturiero. Qui, secondo una analisi del Centro Studi Confindustria Toscana Nord, si stima che potrebbero prodursi le condizioni per una uscita in tempi brevi di circa 1.100 lavoratori dal solo settore tessile. Situazione simile in Veneto, regione che vede al suo interno un po’ tutta la filiera della moda in diversi distretti industriali. Secondo la Sezione Moda e Tessile di Confindustria Vicenza, in Veneto più di un terzo dei 60mila addetti della moda ha più di 50 anni. Anche un distretto che negli ultimi anni ha lamentato difficoltà congiunturali, quello di Carpi, con un ridimensionamento delle imprese e occupati, segnala la difficoltà per le aziende più strutturate nel reperire forza lavoro qualificata, soprattutto nell’area commerciale e alla R&S: modellisti con competenze Cad (quindi informatiche), progettisti di confezione e di maglieria, coordinatori di campionario e nuove figure professionali come l’assistant project manager.

GAP DA SUPERARE

Come superare il problema e cogliere le opportunità di Industria 4.0? Per ora chi si sta muovendo sono sostanzialmente le associazioni confindustriali dei singoli distretti, attive nel rafforzare gli accordi con le scuole professionali locali. A Como, per esempio, Unindustria Como Gruppo Filiera Tessile ha proposto un biennio di formazione superiore terziaria Its, congiunta a un contratto di apprendistato. A Biella, l’Unione industriale biellese sta portando avanti diversi progetti, dall’Academy del Tessile agli accordi con l’Istituto tecnico superiore Tam, dal Salone dell’orientamento biellese ‘WooooW, Io e il mio futuro’ al progetto Bifuel del Gruppo giovani imprenditori di Biella per le scuole superiori. In Veneto, oltre al supporto alle scuole superiori è da segnalare la presenza del Politecnico calzaturiero della Riviera del Brenta, che forma il 95 % dei lavoratori del distretto. Nell’area fiorentina sono attive tre scuole, il Polimoda di Firenze, il Mita (Made in Italy Tuscany Academy) e l’Alta Scuola di Pelletteria, mentre nella zona a nord della Toscana si sono rafforzati gli accordi tra Confindustria Toscana Nord e i poli professionali (Polo Tecnico Professionale “Sistema Moda Prato/Firenze”, Ipsia “Guglielmo Marconi” di Prato e Its2 “Marchi-Forti” di Pescia). A Carpi è attivo il Carpi Fashion System, attualmente al suo settimo anno di attività. Spesso, sono le stesse aziende che lamentano difficoltà nel reperire abbastanza giovani da inserire nell’organico. Quello che manca è una precisa conoscenza di come è strutturato il mondo del lavoro della moda. Perciò alcune aziende si stanno muovendo per offrire il loro punto di vista. La mantovana Castor, per esempio, che, oltre al suo marchio Mantù, ha lavorato come service per Antonio Marras, Giambattista Valli, Fendi e Chanel, sta realizzando video dedicati alle diverse mansioni aziendali da inviare alle scuole. La difficoltà di manodopera lamentata su alcuni fronti, stride con altre situazioni di difficoltà di distretti che chiudono o di aziende in crisi perché “non hanno la possibilità di ricevere commesse dai marchi del lusso”, spiega Giuseppe Iorio, autore del libro ‘Made in Italy? Il lato oscuro della moda’ facendo riferimento alle segnalazioni emerse da Laif (Libera Associazione Imprenditori Fasonisti). Un paradosso apparente, poiché effetto della economicità di delocalizzazione di inizio secolo, e allo stesso tempo della difficoltà attuale di reshoring, ovvero del rientro in Italia. Che, adesso, potrebbe invece essere spinta dalle competenze nell’Information technology.