Secondo lo studio di PwC “Annual Global CEO Survey” presentata in occasione del World Economic Forum di Davos a gennaio, nell’agenda dei top manager delle aziende italiane il tema dell’HR avrà un’importanza strategica.

Investire sulle competenze e sul capitale umano. Sarà questo il vero nodo della sfida tra le imprese italiane nel panorama del mondo lavoro, trasformato dall’onda del digitale che ha rivoluzionato i processi produttivi. In primo piano, nell’agenda dei CEO delle aziende italiane per costruire un “growth and value plan” strategicamente sostenibile nel medio periodo, c’è quindi la formazione e upskilling delle risorse interne oltre che l’attrazione di talenti e professionisti qualificati. Ma sono considerati imprescindibili anche altri elementi, che vanno dagli stru-menti di data analytics per ricevere informazioni complete e affidabili su cui basare le proprie scelte aziendali e le possibili applicazioni dell’Intelligenza artificiale. È quan-to è emerso dall’annuale studio di PwC “Annual Global CEO Survey” presentato a gennaio a Davos in occasione del World Economic Forum e ripreso durante il dibattito organizzato a Milano dal Comitato Leonardo, insieme a Ice e PwC. L’analisi ha tracciato le priorità di oltre 100 imprese italiane considerate nel panel, tra le quali le azien-de del Comitato Leonardo. Secondo quanto emerge dalla Survey di PwC, per aumentare la redditività della propria impresa, nei prossimi anni il 70% dei CEO italiani intende puntare sull’efficienza operativa, il 54% sulla cre-scita organica e il 46% sul lancio di un nuovo prodotto o servizio. Per crescere a livello internazionale, il 35% guarda all’ingresso in un nuovo mercato, il 31% a nuove operazioni di M&A e il 28% ad alleanze strategiche o joint venture. La preoccupazione principale dei CEO italiani risulta essere la disponibilità di competenze chiave (54% degli intervistati), seguita dai prezzi delle materie prime (52%). Il tema delle competenze è molto sentito: per il 42 % dei CEO la principale causa della difficoltà di reclutare talenti è la carenza di personale qualificato, per il 30% il cambiamento delle competenze richieste nel settore e per l’11% il cambiamento della visione del settore da parte dei candidati. In questo contesto emerge l’importanza di puntare sul miglioramento delle skills interne: le misure considerate prioritarie dai CEO italiani sono l’aumento di fidelizzazione e formazione del personale (58%), l’assun-zione di dipendenti dalla concorrenza (16%) e l’assunzione di personale da altri settori (13%). “Quello che serve è un mindset culturale – sottolinea Luisa Todini, presidente del Comitato Leonardo – bisogna trasferire nelle aziende l’importanza del ruolo dell’HR, che diventerà sempre più strategico nelle società”. Secondo Todini occorre puntare su reskilling e continous learning, creare percorsi formati-vi, attraverso una sinergia tra impresa e università. “Sono diversi gli strumenti che sono stati messi in campo in ambito di formazione, sia per il settore dell’industria, sia per chi è specializzato in servizi. Inoltre, occorre una presa di coscienza sull’importanza dell’innovazione. Industria 4.0 ha funzionato? Lo sapremo con il tempo ma, in gene-rale, investire in innovazione e tecnologia viene ancora considerato un costo perché il ritorno dell’investimento avviene gradualmente. E invece è sostanziale”. La tecno-logia e i dati sono gli altri due macro temi ritenuti strategici per i CEO. Sono fondamentali i dati relativi a preferenze e esigenze dei clienti (88%), al brand e alla reputazione aziendale (85%), a previsioni e proiezioni finanziarie (82%) o al benchmark sulle performance di aziende simili alla propria (81%). C’è, tuttavia, una difficoltà di disporre di dati affidabili e di analizzarli in modo corretto: solo il 45% del campione li considera esaustivi. “Negli ultimi anni – sottoli-nea Erika Andreetta, partner PwC Italia – le aziende hanno investito molto nel reporting dei dati. L’elemento impor-tante ora sono le variabili esogene e servono, quindi, skills diversi. Occorre il recupero dati da parte delle banche dati, come anche quello da parte delle aziende della filiera, in grado di apportare una serie di informazioni sostanziali. È un elemento che può fare la differenza”. Infine, l’Intelli-genza Artificiale viene considerata dalla maggior parte dei CEO italiani (73%) un fattore che rivoluzionerà la gestione del business, sebbene ad oggi solo il 20% del campione sostenga di aver introdotto iniziative che la implementino, il 33% pensa di iniziare ad introdurne nei prossimi 3 anni e il 44% non prevede per il momento alcuna iniziativa.